Cristalli dello spaziotempo: è questa l’immagine sorprendente che emerge da un nuovo studio teorico dedicato a uno dei momenti più estremi dell’universo, ovvero l’istante che precede la nascita di un buco nero. Secondo i calcoli, proprio prima che la materia collassi su se stessa fino a formare un buco nero, lo spaziotempo potrebbe organizzarsi in modo molto più ordinato e bizzarro di quanto si fosse mai pensato.
Quando lo spaziotempo si comporta come un cristallo
L’idea di partenza è affascinante e un po’ controintuitiva. Si tende a immaginare il collasso stellare come un evento caotico, dove tutto precipita verso un punto senza alcuna regola. Lo studio teorico ribalta in parte questa visione. Nei momenti che anticipano la formazione del buco nero, infatti, lo spaziotempo assumerebbe configurazioni regolari, quasi geometriche, paragonabili appunto a dei cristalli.
Da qui il nome scelto dai ricercatori, cristalli dello spaziotempo, che descrive bene l’idea di una struttura ripetuta e ordinata che emerge proprio dove ci si aspetterebbe il massimo del disordine. Non si tratta di cristalli nel senso comune del termine, quelli che possiamo toccare o vedere, ma di un modo per rappresentare come la trama stessa dell’universo si dispone in quel frangente estremo.
Oltre le quattro dimensioni che conosciamo
Il punto più interessante, e anche il più ostico da digerire, riguarda le dimensioni in gioco. La fisica con cui abbiamo dimestichezza si muove dentro quattro coordinate, le tre dello spazio più quella del tempo. Per descrivere questi fenomeni legati al collasso stellare, però, la matematica spinge i ricercatori a guardare oltre, ad andare al di là delle quattro dimensioni a cui siamo abituati.
È proprio in questo territorio più astratto che i conti iniziano a tornare. Le equazioni suggeriscono che, allargando il numero di dimensioni considerate, le strutture ordinate emergono in modo naturale, come se fossero una conseguenza inevitabile del modo in cui la materia e la gravità interagiscono in condizioni così estreme. La matematica, in sostanza, diventa lo strumento principale per provare a leggere ciò che a occhio nudo nessuno potrà mai osservare.
Va detto con chiarezza che siamo nel campo della teoria pura. Nessuno ha visto, né potrà mai vedere direttamente, un cristallo dello spaziotempo formarsi prima di un buco nero. Quello che lo studio offre è un modello, una possibile descrizione di cosa accade in quegli istanti, basata su calcoli e ipotesi che ora andranno messi alla prova da altri ricercatori.
L’aspetto che rende questo lavoro stimolante è proprio il cambio di prospettiva. Invece di considerare il buco nero come un buco di informazioni, un punto in cui tutto svanisce, lo studio prova a raccontare cosa succede un attimo prima, quando la struttura dell’universo sembra ancora seguire regole precise, ordinate, leggibili attraverso i numeri.