Crisi dei chip e prezzi che salgono ovunque, dagli smartphone ai PC fino alle console, con un colpevole inatteso che spunta dalle parole di Micron e che ha un nome ben preciso, ovvero Apple. Dopo mesi passati a ripetere che l’aumento del costo delle memorie avrebbe toccato anche il portafoglio dei normali consumatori, ecco che adesso gli effetti si vedono davvero. E si vedono parecchio.
Prezzi in salita ovunque, dagli smartphone alle console
Negli ultimi giorni la situazione è precipitata sul fronte dei listini. Apple ha ritoccato verso l’alto buona parte dei suoi prodotti, mentre Microsoft ha alzato ancora una volta il prezzo di Xbox. Due mosse che, messe una accanto all’altra, dicono una cosa sola, la crisi è tutt’altro che archiviata. Anzi, sembra ancora nel pieno del suo sviluppo.
Per un bel po’ la narrazione è stata sempre la stessa. La domanda spropositata di memorie arrivata dal mondo dell’intelligenza artificiale avrebbe creato uno squilibrio impossibile da colmare tra quello che il mercato chiedeva e quello che i produttori riuscivano effettivamente a fornire. Una spiegazione plausibile, certo, ma che lasciava fuori un pezzo importante del puzzle, ovvero capire perché i fornitori si siano fatti trovare così impreparati davanti a questo terremoto.
Cosa c’entra Apple secondo Micron
A mettere il dito nella piaga ci ha pensato proprio Micron, uno dei colossi mondiali nella produzione di memorie. L’occasione è arrivata con la pubblicazione dei risultati trimestrali dell’azienda, numeri da capogiro a dirla tutta. I ricavi sono cresciuti del 346% su base annua, con un margine che arriva quasi all’85%. Roba che fa girare la testa.
In una intervista, il CBO dell’azienda Sumit Sadana ha spiegato che parte delle responsabilità dei rincari va attribuita proprio ad Apple e al suo modo di comprare componenti. Una strategia aggressiva, fatta di acquisti massicci, che da un lato ha messo la casa di Cupertino al riparo, garantendole le scorte di cui aveva bisogno, ma dall’altro ha avuto un effetto collaterale niente male. Ha frenato gli investimenti da parte dei produttori di memorie, che si sono ritrovati con meno margine di manovra quando la domanda è esplosa.
In pratica il meccanismo è questo. Comprando in quantità enormi e bloccando forniture, Apple ha alterato gli equilibri del mercato delle memorie. I produttori, vedendo certe dinamiche, hanno calibrato i loro piani di espansione in un certo modo. Poi è arrivata l’ondata dell’AI e tutto è andato fuori controllo, lasciando un buco enorme tra ciò che serviva e ciò che c’era a disposizione.
Il quadro che ne esce è quello di una crisi dei chip dalle radici più profonde di quanto raccontato finora. Non solo l’intelligenza artificiale a fare da detonatore, ma anche scelte commerciali precise prese ben prima che il problema diventasse evidente. E mentre i listini continuano a salire un po’ dappertutto, le parole di Micron aggiungono un tassello scomodo a una vicenda che riguarda da vicino chiunque voglia comprare uno smartphone, un computer o una console.