La corsa al Cratere Shackleton si fa sempre più concreta, e potrebbe diventare uno dei capitoli più affascinanti dell’esplorazione spaziale moderna. Entro la fine di quest’anno, due veicoli spaziali dovrebbero partire con l’obiettivo di atterrare nei pressi del bordo di questo bacino da impatto vicino al polo sud lunare, che custodisce un enorme giacimento di ghiaccio d’acqua. Si tratta probabilmente delle missioni robotiche più ambiziose mai inviate sulla Luna. Da una parte c’è Endurance, costruito dalla compagnia spaziale di Jeff Bezos, Blue Origin, destinato a diventare il più grande lander lunare della storia, superando perfino il modulo lunare delle missioni Apollo. Dall’altra c’è Chang’e 7, la missione cinese che prevede un lander più compatto ma accompagnato da un orbiter, un rover e un drone in grado di esplorare i depositi nascosti di ghiaccio.
Il lander Endurance di Blue Origin ha lasciato il Johnson Space Center di Houston sabato scorso, trasportato via chiatta verso Cape Canaveral, in Florida, dove verranno completati i preparativi per il lancio a bordo del razzo pesante New Glenn. Il veicolo aveva appena superato una serie di test completi per verificare la sua capacità di resistere alle temperature estreme della superficie lunare. Due giorni prima, Chang’e 7 era arrivato allo spazioporto sull’isola di Hainan, nel Mar Cinese Meridionale, per essere integrato con il razzo Long March 5. Entrambi i lanci dovrebbero avvenire entro quest’anno, forse verso la fine dell’estate, ma è ancora presto per sapere chi arriverà per primo al Cratere Shackleton.
Perché tutti vogliono Shackleton
Il Cratere Shackleton ha un diametro di circa 21 chilometri e una profondità di circa 4,2 chilometri. Le creste più alte del suo bordo offrono un vantaggio strategico non da poco: luce solare quasi continua, che garantirebbe una fonte stabile di energia solare per un lander o una futura base lunare, proprio accanto a un fondo craterico immerso in un’ombra eterna, dove le temperature sono abbastanza basse da conservare antichi depositi di ghiaccio. Quel ghiaccio potrebbe essere estratto per ricavarne acqua potabile, ossigeno e persino carburante per razzi. Insomma, è il posto perfetto per chi sogna un avamposto lunare permanente.
Se Endurance e Chang’e 7 atterreranno entrambi sul bordo del cratere, come previsto, sarà la prima volta nella storia che lander di nazioni diverse opereranno contemporaneamente così vicini su un altro corpo celeste. Questo scenario riflette la competizione crescente tra Stati Uniti e Cina per riportare esseri umani sulla Luna entro la fine del decennio. Entrambe le nazioni pianificano la costruzione di una base lunare nei pressi del polo sud negli anni Trenta.
Endurance rappresenta il primo volo di prova del design Blue Moon Mark 1 di Blue Origin, un veicolo alto circa 8 metri pensato per trasportare carichi ed esperimenti sulla superficie lunare. È il precursore del lander con equipaggio previsto per il programma Artemis della NASA. Blue Origin non ha rivelato il punto esatto di atterraggio, ma Bezos ha indicato che sarà “nei pressi del Cratere Shackleton”. Il lander trasporterà telecamere stereo finanziate dalla NASA e un riflettore laser per determinare con precisione la posizione sulla Luna.
Cosa faranno una volta atterrati (e cosa succede se si incontrano)
Chang’e 7, oltre all’orbiter, dispiegherà un rover e una “mini sonda volante” dopo l’atterraggio. Gli strumenti a bordo analizzeranno e misureranno la quantità di ghiaccio d’acqua nel suolo lunare dentro e attorno al Cratere Shackleton. Uno degli obiettivi dichiarati della missione è “confermare direttamente l’esistenza e l’origine del ghiaccio d’acqua” nella regione del polo sud. Il rover VIPER della NASA, con obiettivi simili, dovrebbe atterrare nella stessa area a bordo del secondo lander Blue Moon Mark 1 nel 2027.
Sul piano legale, la questione è tutt’altro che banale. Stati Uniti e Cina aderiscono al Trattato sullo Spazio Extra Atmosferico del 1967, che vieta rivendicazioni di sovranità territoriale sulla Luna ma consente la costruzione di basi, richiedendo alle parti di agire con “dovuto riguardo” verso gli interessi delle altre nazioni. La NASA ha proposto il concetto di “zone di sicurezza” per evitare interferenze tra le operazioni di paesi diversi. Sessantuno nazioni hanno firmato gli Accordi Artemis, ma Cina e Russia non ne fanno parte. Come ha scritto Michelle Hanlon, professoressa di diritto aereo e spaziale all’Università del Mississippi, chi arriva per primo potrebbe “plasmare le norme per aspettative, comportamenti e interpretazioni legali”, con vantaggi estendibili a future basi, attività minerarie e di estrazione di risorse sulla Luna.