Vai al contenuto
Offerte

Corea del Sud, addio alla carne di cane: l’ultimo boknal

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Con l’ultimo boknal dell’estate 2026 la Corea del Sud ha chiuso una pagina lunga generazioni, quella della carne di cane servita nei giorni più caldi dell’anno. I tre giorni che il calendario tradizionale considera i più torridi sono sempre stati anche i più redditizi per i ristoranti specializzati, perché la consuetudine voleva che una ciotola bollente di bosintang restituisse forze e resistenza contro l’afa. Quest’anno quei tavoli si sono riempiti sapendo che non ci sarà una replica.

Vista da fuori la logica sembra rovesciata, combattere il caldo con uno stufato fumante, eppure per decenni ha funzionato esattamente così. I boknal facevano parte di un’idea più ampia di cibo rinvigorente e trasformavano l’estate in una delle stagioni chiave per il settore. Quando torneranno i boknal del 2027, il commercio che riforniva quelle cucine sarà semplicemente fuorilegge.

Corea del Sud: il mercato di Moran e i clienti che non ci sono più

Alle porte di Seul, il Moran Market di Seongnam è stato per decenni uno dei grandi centri della carne di cane del Paese. Oggi l’immagine è un’altra. Molti locali hanno sostituito il bosintang con lo stufato di capra nera, promosso anch’esso come piatto energetico, e chi ancora percorre chilometri per mangiare cane ha in genere 70, 80 o 90 anni. Kim Yong Book, presidente dell’associazione dei commercianti e presente al mercato da oltre quarant’anni, lo riassume dicendo che quello è diventato “un paese di anziani”. Lee Kang Chun, 37 anni di attività alle spalle, continua a servire il piatto nonostante i costi in aumento e margini quasi inesistenti, soprattutto perché arrivano ancora clienti storici che vogliono mangiarlo finché possono.

La verità è che la Corea del Sud aveva già smesso di mangiare cane molto prima della legge. Il crollo dei consumi è arrivato da decenni di cambiamento sociale, dalla diffusione dei cani come animali da compagnia, dal ricambio generazionale e da una sensibilità crescente verso il benessere animale. Un sondaggio governativo ha mostrato che la quota di persone che avevano mangiato carne di cane nell’anno precedente era scesa dal 27% del 2015 all’8% del 2024. Un’altra rilevazione, condotta prima dell’approvazione del divieto, ha registrato oltre il 90% di persone senza alcuna intenzione di consumarla in futuro, quasi il 95% che non l’aveva fatto nei dodici mesi precedenti e più dell’80% favorevole alla messa al bando.

La legge del 2024 e mezzo milione di cani senza destinazione

Nel 2024 il Parlamento ha approvato una norma che vieta allevare, macellare, distribuire e vendere cani destinati al consumo umano, punto d’arrivo di una campagna cresciuta sotto l’allora presidente Yoon Suk Yeol e la moglie Kim Keon Hee, sostenitrice convinta del benessere animale. Invece di chiudere da un giorno all’altro un’industria da cui dipendevano migliaia di persone, il governo ha fissato un periodo di transizione di tre anni che scade a febbraio 2027, quando scatteranno multe e pene detentive. Le attività coinvolte erano più di 5.600 e nel 2025 risultavano ancora 1.537 allevamenti registrati, con centinaia già avviati alla chiusura.

Il nodo più complicato riguarda gli animali rimasti. Nel 2025 il governo stimava circa mezzo milione di cani ancora presenti negli allevamenti, mentre gli operatori denunciavano che commercianti e macelli avevano smesso di comprarli e i rifugi non riuscivano ad assorbirli. Ricollocarli non è semplice, perché per anni sono stati privilegiati animali di taglia grande, visto che il peso significava più carne, mentre nelle città si cercano cani piccoli adatti agli appartamenti. Alcuni sono tosa o incroci di questa razza, classificata come pericolosa e soggetta a restrizioni. Sono stati stanziati fondi per ampliare i rifugi e risarcire chi chiude in anticipo, e le organizzazioni animaliste hanno trovato casa a migliaia di cani in Corea del Sud, Canada, Stati Uniti e Regno Unito, pur avvertendo che sistemarli tutti sarà estremamente difficile.

Al Moran Market resistono clienti come Yoo Jin Sam, 69 anni, che mangia bosintang da quando ne aveva poco più di venti e si rammarica della fine di quella abitudine pur accettando la decisione delle autorità. Altri avventori di lunga data si limitano a ordinare qualcos’altro. In Corea del Nord, intanto, la linea è opposta e la zuppa di carne di cane resta raccomandata contro le ondate di calore.

Condividi:
56 Condivisioni