L’idea di un piccolo intercettore che decolla in verticale e va a caccia di droni kamikaze non arriva dal nulla. Il CobraJet nasce proprio dall’esigenza sempre più pressante di rispondere in modo rapido ed economico a una minaccia che è cambiata parecchio negli ultimi anni. Parliamo di velivoli senza pilota impiegati in guerra, spesso in gran numero, a volte lanciati addirittura in sciami per saturare le difese. E qui il discorso si fa serio, perché fermarli non è affatto banale.
Il punto è che l’industria della difesa ha capito una cosa semplice ma cruciale. Contro i droni kamikaze non basta avere sistemi sofisticati e costosissimi, serve qualcosa che costi poco, si produca in fretta e possa essere schierato senza troppe complicazioni. Da qui l’interesse verso soluzioni come il CobraJet, pensato per intervenire dove i sistemi tradizionali risultano lenti o eccessivamente onerosi.
Cosa ha insegnato il campo di battaglia
Le lezioni arrivano soprattutto da due fronti. L’esperienza ucraina e quella mediorientale hanno mostrato quanto i droni possano diventare protagonisti in una maniera che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza. Non è un caso che negli ultimi mesi ci sia stata un’accelerazione impressionante nello sviluppo di tecnologie sia di deterrenza sia di offesa. Insomma, si corre ai ripari, e lo si fa in fretta.
Il CobraJet ricade nel primo filone, quello difensivo. Anzi, per essere precisi, va inquadrato tra le tecnologie pensate per proteggere, non per attaccare. La sua forza sta in un dettaglio che sulla carta cambia le carte in tavola. Tutta la struttura è realizzata con la stampa 3D, una scelta che permette di contenere i costi e di velocizzare la produzione. Ed è forse questo l’aspetto più interessante di tutta la faccenda.
Decollo verticale e cinque varianti
C’è poi un altro elemento che merita attenzione. Il CobraJet è capace di decollare e atterrare in verticale, il che significa poterlo impiegare praticamente ovunque, senza bisogno di piste o infrastrutture particolari. Questa flessibilità dovrebbe garantire una risposta adatta a qualsiasi tipo di attacco, anche i più complessi e articolati, quelli che mettono in difficoltà i sistemi convenzionali.
Il velivolo viene proposto in cinque varianti diverse, così da coprire scenari differenti a seconda delle esigenze. Due le opzioni di propulsione disponibili. La prima è completamente elettrica, la seconda punta invece su un sistema ibrido. Una scelta che consente di adattare il mezzo a missioni con caratteristiche molto diverse tra loro, dalla rapidità dell’intervento all’autonomia richiesta sul campo.
Il quadro che ne esce è quello di un progetto costruito attorno a tre parole chiave. Rapidità, economicità e adattabilità. Tre requisiti che, alla luce di come si stanno evolvendo i conflitti moderni, sembrano ormai indispensabili per chiunque voglia difendersi da una minaccia sempre più diffusa e difficile da prevedere.