La monovolume Citroen nasce da un ragionamento che ribalta la logica delle coupé. Prima si decide quanto spazio serve per persone e bagagli, poi si costruisce attorno una carrozzeria continua, senza dividere in modo netto cofano, abitacolo e coda. Non deve apparire sportiva né più alta del necessario, perché il suo valore vero sta nel trasformare ogni centimetro esterno in spazio interno. La praticità, insomma, diventa una scelta di stile precisa e non un compromesso.
Una forma disegnata dall’interno
La Citroen ELO Concept mostra questo principio in modo lampante. Ruote spinte agli estremi, parabrezza avanzato, fiancate quasi verticali e ampie superfici vetrate compongono un volume compatto, dove la carrozzeria sembra avvolgere direttamente l’abitacolo. Il cofano non viene messo in evidenza e la coda non forma un volume a sé, tutto confluisce in una silhouette continua. Quasi un piccolo ambiente mobile, dove la posizione di guida centrale e i sedili riconfigurabili diventano parte della forma esterna.
La Fiat 600 Multipla di Dante Giacosa aveva già anticipato tutto questo nel 1956, con abitacolo spinto in avanti, tre file di sedili e massimo sfruttamento della lunghezza. La forma poteva sembrare strana, ma era la conseguenza diretta di ciò che doveva contenere. Oggi quell’idea torna alla ribalta con il progetto della Fiat Multiplina. Giacosa ebbe l’intuizione ingegneristica di piazzare i posti anteriori sopra le ruote, ottenendo un frontale piatto e una coda a goccia che conteneva motore e trazione, proprio come sulla 600.
Quando la monovolume diventa automobile
In un periodo di grande fantasia progettuale, la Renault Espace del 1984 ridefinì il concetto di multispazio. Un solo volume, abitacolo comodo e accessoriato, lontano dall’idea del veicolo commerciale ma più spazioso di qualsiasi automobile a listino. La prima Espace trasformò quell’intuizione in una grande automobile da viaggio, con ampie vetrate, sedili separati e una carrozzeria quasi architettonica. Curioso il dettaglio, con il motore anteriore la zona più inclinata finiva davanti, all’opposto della Multipla.
Xsara Picasso e C4 Picasso, poi C4 Spacetourer, dimostrarono che una monovolume poteva essere pratica senza sembrare commerciale. Parabrezza inclinato, tetto arcuato, superfici morbide e grandi vetrature rendevano lo spazio interno riconoscibile anche da fuori. La forma a uovo voluta da Donato Coco si è evoluta nelle serie successive, mantenendo sempre la stessa logica. La gamma Citroen è poi rimasta senza un modello come la Xsara Picasso, simbolo perfetto dell’abitacolo uovo, fatto di accoglienza e gestione dello spazio.
Poche auto hanno diviso come la Fiat Multipla, oggi però riconosciuta come un oggetto di design coerente e riuscito. Quella del 1998, firmata Roberto Giolito, seguì una strada ancora più radicale. Sei sedili su due file e carrozzeria divisa visivamente in due fasce, senza cercare proporzioni sportive ma costruendo la propria identità intorno alla larghezza e alla libertà dell’abitacolo. Il restyling ha addolcito certe soluzioni, ma la prima serie riprendeva direttamente il concept originale.
Dal furgone alla grande viaggiatrice
Una parte di questa funzione sopravvive oggi nei multispazio derivati dai veicoli commerciali, come i cugini Citroen Berlingo, Peugeot Rifter e Fiat Doblò. Razionali e spaziosi, ma con l’origine professionale ancora leggibile nelle proporzioni verticali e in certi compromessi di finitura. La Berlingo attuale è l’erede della prima serie che inaugurò il multispazio moderno, un progetto unitario e trasformabile anche in veicolo da lavoro.
In piena epoca di SUV ha stupito l’arrivo della Hyundai Staria, che ha ripreso la forma un po’ dimenticata della monovolume a goccia. Parabrezza molto inclinato, linea luminosa orizzontale e finestratura continua alleggeriscono la massa, trasformando un corpo da van di oltre 5 metri e 20 di lunghezza in una grande viaggiatrice futuristica. La monovolume Citroen non deve fingere di essere sportiva e non ha bisogno dei muscoli visivi di un SUV. Il suo carattere nasce dalla continuità del tetto, dalla luminosità e dalla corrispondenza immediata tra forma esterna e spazio interno. Citroen ELO indica una possibile nuova frontiera, non un ritorno nostalgico ma un’automobile compatta, trasformabile e disegnata intorno alle persone. Dopo anni di carrozzerie che promettono avventura, potrebbe tornare moderna proprio l’auto che promette spazio.