Pechino sta valutando l’idea di applicare le sue rigide leggi sulla sicurezza nazionale alle tecnologie più avanzate di intelligenza artificiale, in una mossa che ricalca da vicino la stretta già messa in atto dagli Stati Uniti. Secondo quanto emerso, il governo cinese avrebbe già avviato una serie di colloqui con alcune delle principali aziende tecnologiche del Paese per limitare l’accesso ai modelli di IA più sofisticati sviluppati in casa. Un cambio di passo che arriva in un momento delicato, mentre Washington irrigidisce le proprie regole sui cosiddetti modelli di frontiera.
La Cina teme le capacità dei modelli Mythos
Al centro delle discussioni ci sarebbero incontri con colossi del calibro di Alibaba e ByteDance, con l’obiettivo dichiarato di restringere l’accesso ai modelli di intelligenza artificiale considerati strategici. Le trattative si inseriscono in un contesto in cui gli Stati Uniti stanno stringendo il controllo sui sistemi più potenti, in particolare quelli usciti dal laboratorio di frontiera Anthropic.
Non è un dettaglio da poco, se si considera che la Cina sta rendendo sempre più difficile l’ingresso delle aziende straniere nelle società locali. Ad aprile i regolatori cinesi hanno bloccato l’acquisizione da parte di Meta Platforms della startup di intelligenza artificiale Manus, un’operazione da 2 miliardi di dollari, pari a circa 1,8 miliardi di euro. Meta aveva annunciato l’accordo a dicembre del 2025 e il Ministero del Commercio cinese aveva aperto un’indagine a gennaio del 2026.
Tra le ipotesi sul tavolo a Pechino c’è quella di perseguire chi ruba o diffonde tecnologie proprietarie cinesi legate all’intelligenza artificiale, facendo leva proprio sulle norme di sicurezza nazionale. Ma c’è di più. Non si tratta solo di chiudere le porte all’esterno. Il successo di Mythos, la IA firmata Anthropic, ha lasciato il Paese preoccupato per la tenuta delle proprie infrastrutture informatiche.
Da Mythos alla corsa ai chip custom
Mythos ha fatto discutere parecchio all’inizio di quest’anno, quando Anthropic ne ha mostrato in anteprima le capacità. Il laboratorio aveva spiegato che il modello era in grado di individuare bug software vecchi di decenni, insieme a migliaia di ulteriori vulnerabilità classificate come gravi e critiche. L’amministratore delegato dell’azienda, Dario Amodei, aveva commentato che i suoi modelli erano pericolosi. A quel punto è arrivata la stretta del governo statunitense, che ha impedito ai cittadini stranieri di accedere al software, compresi quelli che lavorano per la stessa Anthropic.
La società cinese 360 Security Technology ha presentato le sue risposte a Mythos verso la fine di giugno. I due modelli puntano a individuare e proteggere dalle minacce alla cybersicurezza, oltre a sfruttare le vulnerabilità presenti nei bersagli software.
Con la corsa all’intelligenza artificiale che si sta trasformando in un ulteriore terreno di scontro tra Stati Uniti e Cina, anche il laboratorio cinese DeepSeek si è messo in testa di sviluppare chip su misura per l’IA. I prodotti dell’americana NVIDIA restano i processori per intelligenza artificiale più performanti al mondo, e le sanzioni sulle tecnologie avanzate per la produzione di chip hanno finora frenato la capacità della Cina di realizzare componenti locali in grado di reggere il confronto con quelli di NVIDIA.