Chrome potrebbe aver scaricato un modello AI da quasi 4 GB sul computer senza che nessuno se ne sia accorto. E no, non è un bug: è un comportamento documentato del browser di Google che sta facendo discutere parecchio, soprattutto tra chi tiene d’occhio la privacy e lo spazio su disco.
Il file nascosto che occupa spazio senza chiedere permesso
Chi utilizza Chrome su un computer potrebbe aver notato una riduzione anomala dello spazio disponibile. Il motivo è un file chiamato weights.bin, un modello di intelligenza artificiale che il browser scarica in locale senza mostrare alcun avviso, senza chiedere il consenso e senza rendere semplice la sua rimozione. Il file si trova in una directory specifica del sistema, precisamente nel percorso:
C:UsersNOMEUTENTEAppDataLocalGoogleChromeUser DataOptGuideOnDeviceModel2025.8.11.1
La cosa più fastidiosa? Anche provando a cancellarlo manualmente, il modello AI viene riscaricato in automatico. Per bloccarne davvero il download bisogna mettere mano ai cosiddetti flag del browser, raggiungibili digitando chrome://flags nella barra degli indirizzi e cercando la voce “Enables optimization guide on device model”. Una procedura che, diciamolo, non è esattamente alla portata di tutti gli utenti. Va detto che intervenire su queste impostazioni richiede una certa prudenza, perché disattivarle potrebbe compromettere il funzionamento di alcune funzionalità future del browser.
A cosa serve questo modello AI scaricato da Chrome
Il file in questione serve a supportare Gemini Nano, il modello di intelligenza artificiale compatto sviluppato da Google. In pratica, consente di eseguire operazioni come la generazione di testo tramite la funzione “Help me write” direttamente in locale, senza dover passare da un server remoto. Fin qui, niente di scandaloso. Il problema, semmai, è un altro: un file da quasi 4 GB che viene piazzato nel disco fisso dell’utente meriterebbe quantomeno una notifica. Un messaggio, un avviso, qualcosa. E invece nulla.
Il download del modello AI da parte di Chrome avviene su computer con Windows, macOS, Linux e ChromeOS che soddisfano determinati requisiti hardware, a partire dalla versione 147 del browser. Il comportamento risulta presente anche sulla versione 148, distribuita da poco.
Quello che manca, e che in molti stanno chiedendo a gran voce, è una maggiore trasparenza da parte di Google. In un momento in cui l’intelligenza artificiale viene integrata praticamente ovunque, far apparire quasi 4 GB di dati sul disco di qualcuno senza dire niente non è esattamente il massimo della correttezza. Soprattutto se l’unico modo per liberarsene richiede competenze che la maggior parte delle persone non ha.