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ChatGPT, falla nei link condivisi: OpenAI paga 4.300 euro

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Una vulnerabilità di ChatGPT nascosta nei link di condivisione è valsa a un gruppo di ricercatori una ricompensa da EUR 4.475, pari a circa 4.300 euro, pagata da OpenAI dopo la segnalazione del problema. Il difetto avrebbe consentito a un malintenzionato di eseguire codice all’interno delle sessioni di chiunque avesse aperto un link di condivisione creato apposta, a condizione che la persona fosse collegata al proprio account. È una falla che colpisce una funzione usatissima e apparentemente innocua.

Il punto delicato sta proprio qui. I link condivisi nascono per far vedere una conversazione ad altre persone in modo rapido, senza passaggi complicati. Si genera un indirizzo e lo si manda a colleghi, amici o contatti sui social. Proprio questa semplicità rendeva lo scenario d’attacco particolarmente insidioso, perché nessuno tende a diffidare di un collegamento che porta a una chat dello stesso servizio che usa ogni giorno.

Lo schema descritto è lineare. Un attaccante preparava un link di condivisione di ChatGPT e lo faceva circolare. Chi lo apriva mentre era autenticato sulla piattaforma finiva per ritrovarsi con del codice in esecuzione all’interno della propria sessione, senza saperlo. Non c’era bisogno di convincere la vittima a scaricare qualcosa o a inserire credenziali in una pagina falsa. Bastava il clic.

Ed è questo dettaglio a dare peso alla scoperta. Una trappola che richiede un gesto così banale come aprire un indirizzo può raggiungere un numero di persone molto ampio, soprattutto se il collegamento viene diffuso su canali dove la condivisione di conversazioni con il chatbot è ormai un’abitudine consolidata. Il rischio, in teoria, riguardava tutti gli utenti che avessero cliccato su quel link specifico mentre erano connessi.

Perché la sessione autenticata cambia tutto

Parlare di esecuzione di codice dentro una sessione già aperta significa, in termini generali, agire con gli stessi permessi dell’utente che sta usando il servizio in quel momento. Per un sistema come ChatGPT, dove molte persone tengono conversazioni di lavoro, appunti, bozze e informazioni personali, l’idea che un estraneo possa operare all’interno di quell’ambiente è tutt’altro che rassicurante.

La condizione dell’accesso attivo, quindi, non era un limite di poco conto ma il cuore del problema. Chi non era collegato al proprio profilo non sarebbe stato coinvolto allo stesso modo. Considerando però quante persone restano autenticate per giorni sul browser, la platea potenzialmente esposta non era affatto ristretta.

La ricompensa di OpenAI ai ricercatori

La cifra riconosciuta, EUR 4.475, si inserisce nella logica delle ricompense per la segnalazione di bug, il sistema con cui le aziende tecnologiche premiano chi individua falle e le comunica in modo responsabile invece di sfruttarle. È un meccanismo pensato per spostare l’interesse economico dalla parte della sicurezza, offrendo ai ricercatori un incentivo concreto a collaborare con chi sviluppa il servizio.

Nel caso di OpenAI la segnalazione ha riguardato una delle funzioni più semplici e diffuse del chatbot, quella che permette di mostrare una conversazione ad altri con un semplice indirizzo. Proprio per questo la scoperta ha attirato attenzione. Una componente che quasi nessuno considera pericolosa si è rivelata un possibile punto d’ingresso per chi voleva agire all’interno degli account altrui. I ricercatori hanno portato il problema all’attenzione dell’azienda e per questo lavoro hanno ricevuto un compenso da EUR 4.475.

Fonte: TecnoAndroid

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