ChatGPT sta per cambiare pelle, e stavolta non si parla di ritocchi grafici o di qualche funzione in più. Le voci che circolano da settimane raccontano di un rinnovamento totale, qualcosa che dovrebbe trasformare il chatbot più famoso del mondo in una vera e propria super applicazione. Niente più semplice finestra di conversazione, insomma. Stando ai rumor, la trasformazione toccherà sia il sito ufficiale sia le app per smartphone, con un debutto previsto nelle prossime settimane.
Il punto è che non si tratterebbe di un aggiornamento qualsiasi. Qui parliamo di una metamorfosi vera, capace di spostare il baricentro di tutto. OpenAI, d’altronde, non ha vissuto un periodo facile, e c’è chi quella difficoltà l’ha sfruttata bene per crescere. Il nome che spunta più spesso è quello di Anthropic, diventato uno dei rivali più temibili sul tavolo.
Cosa cambia davvero con la nuova super app
La direzione sembra chiara: l’idea è dare una bella sferzata, offrendo qualcosa che riesca a tenere insieme le esigenze degli utenti comuni e quelle delle aziende. E qui il discorso si fa concreto, perché OpenAI punta a far crescere i ricavi in modo serio, allargando il bacino di pubblico aziendale e mettendo sul piatto uno strumento integrato, versatile, che diventa pezzo centrale dei piani finanziari della società.
Non è un mistero, del resto, che OpenAI guardi con attenzione a una possibile quotazione in borsa, ipotizzata addirittura per il mese di settembre di quest’anno. Solo che anche Anthropic sta puntando allo stesso traguardo, verso un debutto sul mercato azionario. E questo, va da sé, rende la corsa molto più tesa.
La svolta vera riguarda però il modo in cui si userà ChatGPT. L’attenzione si sposterà dalla classica richiesta di risposte testuali all’esecuzione di compiti complessi e integrati. In pratica si avrà un accesso diretto a strumenti avanzati di programmazione, alla generazione di immagini e a un’ampia gamma di software firmati da partner esterni di peso. Tra i nomi che spuntano ci sono Booking.com e Canva, giusto per capire il livello.
Verso un assistente sempre più agentico
Tutto questo va in una direzione precisa, quella di un’AI agentica, capace cioè di fare cose al posto dell’utente e non solo di rispondere. Una strategia che non nasce ieri, anzi. Era già stata anticipata dalla creazione di un catalogo di applicazioni interne, pensato per collegare in automatico ChatGPT a servizi di uso quotidiano come Dropbox o Spotify.
Nel frattempo le migliorie continuano ad arrivare, una dietro l’altra. Una delle più recenti tocca un tasto delicato: la memoria del chatbot. OpenAI ha avviato il rilascio di una nuova architettura, pensata proprio per rendere l’assistente più bravo a mantenere il contesto tra una conversazione e l’altra. L’obiettivo è semplice da spiegare ma non banale da realizzare, ovvero evitare che ogni chat riparta da zero, come se le precedenti non fossero mai esistite.