Quasi la metà dei giovani europei si confida con i chatbot IA anziché rivolgersi ad amici o familiari: è il dato che emerge da un sondaggio fresco e, per certi versi, inquietante. La ricerca, condotta da Ipsos BVA su incarico della CNIL (l’autorità francese per la protezione della privacy) e del gruppo assicurativo VYV, ha coinvolto ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 25 anni, mettendo in luce un fenomeno che sta cambiando il modo in cui un’intera generazione affronta emozioni, dubbi e problemi personali.
Quando il chatbot IA sostituisce gli amici
Il quadro è piuttosto chiaro: circa un giovane europeo su due, nella fascia d’età analizzata, ha utilizzato almeno una volta un chatbot IA per parlare di questioni intime. Non si tratta di chiedere informazioni su un compito scolastico o cercare la ricetta di un dolce. Si parla di conversazioni profonde, di quelle che normalmente avverrebbero con un amico fidato, un genitore, magari un terapeuta. Eppure, quando sono le due di notte e nessuno risponde al telefono, la tentazione di aprire una chat con un’intelligenza artificiale diventa fortissima. E, evidentemente, sempre più ragazzi cedono a quella tentazione.
Il dato colpisce non tanto per la percentuale in sé, quanto per ciò che racconta di una generazione cresciuta a stretto contatto con la tecnologia. Per chi ha tra gli 11 e i 25 anni, dialogare con un software che risponde in modo empatico e senza giudicare può sembrare più naturale che esporsi al rischio di un rifiuto umano. Il chatbot IA non si stanca, non si distrae, non ha una brutta giornata. È sempre lì, pronto ad ascoltare, anche se ovviamente non ascolta davvero.
Privacy e fragilità: i rischi dietro la comodità
Il coinvolgimento della CNIL in questa indagine non è casuale. L’autorità francese per la privacy ha evidentemente colto il segnale d’allarme: quando milioni di giovani affidano pensieri intimi a piattaforme di intelligenza artificiale, la questione non è più soltanto tecnologica. Diventa una faccenda di protezione dei dati personali, e anche di salute mentale. Perché una cosa è utilizzare questi strumenti come supporto informativo, un’altra è trasformarli nel proprio confidente principale.
Il sondaggio Ipsos BVA mette sul tavolo un tema che le istituzioni europee non possono più ignorare. I giovani europei stanno ridefinendo i confini della relazione tra essere umano e macchina, spesso senza rendersene conto. E lo fanno in un territorio delicatissimo, quello delle emozioni e della vulnerabilità personale. Il gruppo assicurativo VYV, co-committente della ricerca, opera proprio nel settore della tutela e del benessere, e la scelta di finanziare questo tipo di indagine suggerisce quanto il fenomeno sia percepito come rilevante anche dal punto di vista sociale e sanitario. Resta il fatto, nudo e semplice, che emerge dai numeri: tra gli 11 e i 25 anni, quasi un ragazzo su due in Europa ha già scelto un chatbot IA come interlocutore per le proprie questioni più personali. Un dato che, piaccia o meno, fotografa il presente e probabilmente anticipa il futuro delle relazioni digitali nel continente.