I cavi sottomarini sono diventati una vera priorità per l’Unione Europea, al punto che Bruxelles ha deciso di mettere sul piatto diversi milioni di euro per proteggerli. Non è un dettaglio da poco. Gran parte della connessione a internet che usiamo ogni giorno passa proprio da lì, dalle profondità del mare, lungo linee che fino a poco tempo fa nessuno pensava potessero diventare un bersaglio.
Eppure è successo. Il sabotaggio dei cavi sottomarini si è trasformato in un problema globale, tanto da rendere il fondale marino una sorta di nuovo campo di battaglia. L’Unione Europea se ne è accorta dopo gli incidenti che hanno coinvolto i cavi nella regione del Baltico, e da lì è partita la reazione con la pubblicazione di un Piano d’Azione sulla sicurezza dei cavi. L’idea di fondo era semplice ma ambiziosa, creare centri regionali capaci di tracciare e fermare le minacce in tempo reale.
Cavi sottomarini: quasi sei milioni per i primi centri regionali
La Commissione ha concesso 5,8 milioni di euro per dare vita ai primi due centri regionali dedicati ai cavi, uno nel mar Baltico e uno nel Mediterraneo. La cifra è stata confermata anche sui social, dove è stato spiegato che buona parte della nostra connessione dipende da queste linee vitali e che con due nuovi centri l’UE potrà rintracciare e bloccare le minacce mentre accadono.
I numeri parlano chiaro. Da una parte ci sono 2,5 milioni di euro destinati al Centro Regionale del Mar Baltico, pensato per rafforzare i meccanismi di sorveglianza e risposta dell’area. A coordinarlo sarà la Finlandia, affiancata da Danimarca, Germania, Estonia, Lettonia e Svezia. Dall’altra ci sono 3,3 milioni di euro per un centro nel Mediterraneo, che permetterà lo scambio di informazioni quasi in tempo reale, l’individuazione di anomalie e una risposta coordinata agli incidenti anche oltre i confini nazionali. Qui il coordinamento spetta all’Italia, insieme a Grecia, Cipro e Malta.
Quaranta milioni per riparare più in fretta
Oltre ai due centri, c’è un altro fronte aperto. L’UE ha lanciato un bando da 40 milioni di euro per garantire una risposta rapida alle grandi interruzioni dei cavi in situazioni di emergenza. È la seconda iniziativa di questo tipo, dopo quella partita la scorsa primavera con uno stanziamento da 20 milioni di euro per finanziare moduli di riparazione nel Baltico.
Stavolta i 40 milioni serviranno a finanziare moduli di riparazione nel Mediterraneo, nell’Atlantico e in altri bacini marittimi. Si tratta di moduli adattabili, che potranno essere installati e messi in funzione rapidamente dalle navi da riparazione, su richiesta dei nuovi centri regionali di sorveglianza o di altre autorità competenti.
La Commissione ha poi confermato che nell’autunno di quest’anno verrà aperto un nuovo bando per creare nodi regionali nei bacini marittimi ancora scoperti, oppure per permettere ad altri Stati membri di aggregarsi ai due nodi appena istituiti.