Estava presentato come la svolta capace di trasformare per sempre il cruscotto delle automobili, eppure a quattro anni dal debutto CarPlay Ultra assomiglia più a un fantasma che a una rivoluzione. Il sistema pensato da Apple per il mondo delle quattro ruote esiste davvero, funziona pure bene, ma resta confinato a una manciata di vetture di lusso. E la strada verso una diffusione seria appare ancora lunghissima.
Tutto era iniziato nell’estate del 2022, in mezzo al gran caldo, quando Apple aveva appena presentato i suoi nuovi sistemi operativi e i tester giocavano con le prime beta. In quel periodo, alla WWDC, arrivava una versione espansa di CarPlay che all’epoca non si chiamava ancora “Ultra”. Era semplicemente un nuovo CarPlay, con la promessa di rivoluzionare la plancia e di sbarcare sui primi modelli già l’anno successivo.
CarPlay Ultra: promesse rimandate anno dopo anno
Avere una semplice schermata con qualche app e il controllo vocale ormai sembrava poco. Così Apple immaginava un sistema capace di espandersi a tutto l’abitacolo e di dialogare col veicolo. Non guidarlo, sia chiaro, ma integrarsi molto più a fondo. Tra le funzioni promesse c’erano il controllo della temperatura interna, la gestione della chiusura delle portiere, i widget con il livello di carburante o della batteria e persino Apple Maps proprio davanti al volante, affiancato ai comandi della velocità.
L’idea non era che il sistema di Apple diventasse quello principale dell’auto. Nessuno ha mai promesso costruttori con questa soluzione di serie. Il piano era che i modelli nuovi, con certi requisiti come la presenza di più schermi, potessero risultare compatibili collegando un iPhone, esattamente come col vecchio CarPlay. Sempre a discrezione di chi guida, che poteva comunque scegliere il sistema nativo del mezzo.
Il vero problema, però, non è mai stato ciò che CarPlay Ultra sapeva o non sapeva fare. Il nodo era l’assenza di modelli che lo montassero davvero. Annunciato nel 2022 per il 2023, il sistema ha collezionato rinvii su rinvii. Erano stati citati marchi di fascia alta come Aston Martin o Porsche, ma anche nomi più abbordabili tipo Hyundai, Honda, Ford o Nissan.
Il primo modello e la fuga dei grandi
Il 2023 è passato senza le prime auto attese. Solo a fine dicembre è arrivata la notizia: Aston Martin e Porsche sarebbero state le prime compatibili, ma non per quell’anno. Il debutto slittava al 2024, e anche lì niente di fatto. Bisognerà aspettare il 2025 perché la cosa prenda forma, con quello che ormai veniva battezzato definitivamente CarPlay Ultra. A metà, però.
Solo Aston Martin ha portato sul mercato vetture compatibili, con la DBX707. Provata di persona, funziona molto bene ed è il sogno dell’infotainment di bordo per ogni appassionato Apple. Di Porsche, invece, ancora nessuna traccia concreta oltre ai render, nonostante la promessa per il 2025.
Nel frattempo è partita una vera e propria ritirata. Audi, Mercedes-Benz, Polestar, Renault o Volvo sono tra quelle che non avranno il sistema, alcune pur essendo state confermate in passato. “Non provate a invadere i nostri sistemi”, avevano fatto capire da Renault, che continua ad accogliere il CarPlay classico anche sui modelli Dacia.
La ragione è chiara. Sempre più costruttori puntano a rafforzare le proprie piattaforme e a offrire qualcosa in più di uno schermo con GPS e radio. Lasciare che l’iPhone diventi la porta verso un altro sistema appare rischioso, soprattutto ora che tante case spingono su abbonamenti mensili o annuali persino per funzioni già presenti nel veicolo.
Le ultime notizie sull’espansione di CarPlay Ultra risalgono a febbraio, quando si è saputo che Hyundai e Kia sarebbero vicine ad adottarlo su nuovi modelli elettrici, in teoria a metà anno. Superata quella soglia, però, cala il silenzio. Quando il sistema arriverà su fasce più economiche resta un mistero. Per ora l’unico a festeggiare è chi guida un Aston Martin DBX707.