La vera arma segreta di BYD per conquistare l’Europa non sono soltanto i suoi modelli a batteria, ma qualcosa che sta sotto traccia: una flotta di navi capace di spostare oltre un milione di vetture all’anno. Il colosso cinese ha costruito un ecosistema che non dipende da nessuno. Fabbrica le auto, produce le batterie, sviluppa la tecnologia in casa e adesso controlla pure il trasporto, il pezzo che spesso fa la differenza quando devi esportare coches eléctricos e ibridi plug in verso mezzo mondo.
Il fulcro di tutto sono le navi Ro-Ro, quelle progettate apposta per caricare automobili. Servono a tagliare i costi, certo, ma soprattutto a evitare gli ingorghi logistici che rallenterebbero le consegne. E il mercato più ghiotto, fuori dalla Cina, resta l’Europa. Qui BYD nel 2025 ha triplicato le vendite, e nel 2026 punta dritto verso un altro primato.
BYD: una flotta che muove un milione di auto all’anno
Il primo giugno è salpata da Singapore la BYD Explorer No.1, una nave pensata e costruita solo per trasportare vetture. Arrivo previsto al porto di Southampton, nel Regno Unito, il due luglio. Parliamo di un gigante lungo quasi 200 metri, con una capacità di 7.000 auto a bordo, operativa ormai da due anni e mezzo. Eppure non è l’unica nave del gruppo. E nemmeno la più grande.
Verso la fine del 2025 il maggiore produttore mondiale di auto alla spina ha completato la sua flotta Ro-Ro: otto navi in tutto, l’ultima arrivata è la BYD Jinan. Tutte già in servizio, e proprio la Jinan adesso solca i mari diretta in Egitto. Queste imbarcazioni possono caricare tra le 7.000 e le 9.200 auto a seconda del modello. La Jinan è tra le più capienti, oltre 9.000 vetture, come le sorelle Shenzhen, Changsha o Xi’an. La stima parla appunto di più di un milione di auto trasportate ogni anno dalla Cina verso il resto del pianeta. E si vede nei numeri: solo ad aprile BYD ha esportato quasi 135.000 auto, record assoluto.
Una vettura elettrica europea su dieci porta il marchio cinese
Il segreto sta in quella che gli addetti ai lavori chiamano integrazione verticale. BYD controlla l’intera catena del valore, dalla produzione fino alla rete di ricarica, passando per le navi. Una formula che funziona, soprattutto perché le vendite fuori dai confini cinesi continuano a salire mentre nel mercato interno da mesi calano le consegne.
I numeri raccontano bene la storia. Nel 2025 il marchio ha consegnato 128.827 auto in Europa, triplicando rispetto alle 39.303 unità del 2024. Una crescita del 227,8 per cento. La quota di mercato è arrivata all’1,2 per cento, a un soffio dall’1,4 per cento di Tesla. Lontana ancora dalle 742.800 elettriche piazzate dal Gruppo Volkswagen, ma è un campanello d’allarme bello forte per i costruttori europei.
Nel 2026 il quadro si fa ancora più netto. Tra gennaio e aprile BYD ha immatricolato 101.221 auto elettriche in tutta Europa, Regno Unito e paesi EFTA compresi (Norvegia, Svizzera, Islanda, Liechtenstein). Vuol dire il 144 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Il grosso arriva dai paesi dell’Unione, con 71.863 unità, pari al 10 per cento di tutte le elettriche pure vendute nei primi quattro mesi dell’anno.
Ed è qui che il vantaggio strutturale diventa evidente. Assicurarsi che le auto arrivino a migliaia sul suolo europeo non si limita a soddisfare la domanda: la alimenta. Un’arma che oggi appartiene solo a BYD. Perché anche MG si appoggia alle navi Ro-Ro del gruppo SAIC, ma non è l’unico marchio a doverle usare e deve dividere gli sforzi con gli altri.