Bungie ha confermato una nuova ondata di licenziamenti, e questa volta a finire nel mirino è stato il team che lavora a Destiny 2. La notizia, arrivata dopo lo stop alla produzione di nuovi contenuti per lo sparatutto, ha acceso una reazione fortissima dentro la community. C’è chi parla di un epilogo che si vedeva arrivare da tempo e chi invece guarda con sgomento al crollo di uno dei live service più influenti dell’ultimo decennio.
Una community spaccata in due
Quello che colpisce, scorrendo le reazioni, è la frattura netta tra i giocatori. Da una parte i più disillusi, quelli che da mesi vedevano nei segnali una direzione ormai segnata. Per loro la fine dei contenuti di Destiny 2 era solo questione di tempo, e i tagli al personale ne sono la conseguenza quasi naturale. Dall’altra parte ci sono invece i fan storici, quelli che hanno seguito il gioco fin dai primi anni e che adesso vivono la situazione come un vero e proprio tradimento.
Tra rabbia e preoccupazione, il sentimento dominante resta comunque quello dello shock. Non capita tutti i giorni che uno studio del calibro di Bungie si trovi a smantellare pezzi importanti della propria struttura, soprattutto quando si parla di un progetto che ha accompagnato milioni di giocatori per anni. Il timore più diffuso riguarda ovviamente il futuro, sia del gioco che dello studio stesso.
Il peso di un live service che traballa
Difficile non leggere questa vicenda dentro un quadro più ampio. Destiny 2 non è stato un titolo qualsiasi. Per molti rappresenta il modello stesso di live service riuscito, capace di tenere insieme una base di utenti enorme e fedele per un periodo lunghissimo. Vederlo arrivare a questo punto, con la produzione di contenuti che si ferma e con i licenziamenti che colpiscono chi quel mondo lo costruiva ogni giorno, manda un segnale che va ben oltre il singolo gioco.
La reazione della community racconta proprio questo. Non si tratta soltanto di affezione verso un prodotto, ma della sensazione che qualcosa di solido stia iniziando a sgretolarsi. Le bacheche e i forum dedicati si sono riempiti di messaggi, alcuni di pura frustrazione, altri di sincera preoccupazione per le persone che hanno perso il lavoro.
In mezzo a questo clima teso, le domande sul domani restano aperte. Cosa ne sarà del supporto al gioco, di chi continua a giocarci ogni giorno, e soprattutto di una software house che fino a poco tempo fa veniva indicata come un punto di riferimento per l’intero settore. La conferma dei tagli ha cristallizzato una paura che serpeggiava già da mesi tra i giocatori più attenti, e adesso quella paura ha un nome e un volto preciso.
Lo scenario che emerge è quello di uno studio in piena trasformazione, con Bungie chiamata a fare i conti con scelte difficili e con una community che, nel bene e nel male, non ha alcuna intenzione di restare in silenzio.