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Blue Planet III, la BBC tiene le riprese imperfette contro l’AI

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La BBC ha scelto una strada piuttosto controcorrente per Blue Planet III, il nuovo capitolo della celebre serie naturalistica dedicata agli oceani. Invece di inseguire la perfezione assoluta, la produzione ha deciso di tenere nel montaggio anche le inquadrature meno impeccabili. Il motivo ha molto a che fare con l’epoca che stiamo vivendo, dove l’intelligenza artificiale riesce a generare immagini sempre più convincenti e dove distinguere il vero dal falso diventa ogni giorno un po’ più complicato.

Le edizioni precedenti del documentario erano diventate famose proprio per le loro riprese spettacolari, limpide e cristalline, così belle da sembrare quasi irreali. Un tratto distintivo che per anni ha rappresentato il marchio di fabbrica della serie. Oggi però quella stessa pulizia visiva rischia di trasformarsi in un problema, perché uno dei segnali più evidenti di un contenuto creato con l’AI è proprio l’aspetto troppo levigato, troppo uniforme, senza alcuna sbavatura. Per evitare qualsiasi sospetto, Blue Planet III mostra il mare così com’è, con tutti i suoi difetti.

Blue Planet III: Plancton, barche e boe restano nell’inquadratura

A spiegare il cambio di approccio è stata Elizabeth White, produttrice esecutiva della serie. In passato, ha raccontato, bastava una quantità eccessiva di plancton o di particelle sospese nell’acqua per scartare una ripresa. Oppure si tendeva a escludere dall’inquadratura una barca o una boa, o ancora si rinunciava del tutto perché le condizioni del mare non venivano giudicate abbastanza buone per girare. Erano scelte del tutto normali per un prodotto che puntava a restituire un’immagine idealizzata dei fondali.

Questa volta la filosofia è diversa. Tutto quello che prima finiva tagliato adesso rimane dentro, con l’obiettivo di offrire al pubblico una versione più autentica e organica degli oceani. L’acqua torbida, gli oggetti umani che compaiono ai margini dello schermo, le giornate in cui la visibilità non è il massimo. Elementi che un tempo sarebbero stati considerati imperfezioni da eliminare diventano invece una sorta di prova di veridicità, un modo per dire allo spettatore che quello che sta guardando è stato davvero filmato in mare aperto e non costruito al computer.

Delfini, spugne e 200.000 granchi in fila

Non che manchino le scene capaci di lasciare a bocca aperta. Il nuovo documentario della BBC propone momenti davvero sorprendenti, come quello dei delfini che intrappolano i pesci tappando i buchi con delle spugne marine, una tecnica di caccia ingegnosa che mostra quanto questi animali sappiano sfruttare l’ambiente che li circonda. Spazio anche alla comunicazione tra pesci di specie diverse, un aspetto della vita sottomarina che raramente si ha occasione di osservare da vicino.

Tra le sequenze più impressionanti spicca poi quella dei granchi, ben 200.000 esemplari che si dispongono in formazione ordinata per nutrirsi. Un colpo d’occhio che a prima vista potrebbe quasi sembrare frutto di un effetto speciale, ed è proprio qui che la scelta di mantenere le immagini grezze acquista ancora più senso. Secondo White, le vere creature dell’oceano sono probabilmente più straordinarie di qualsiasi cosa l’intelligenza artificiale possa immaginare.

Fonte: TecnoAndroid

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