Un computer fatto di neuroni umani, capace di calcolare consumando un milione di volte meno energia rispetto ai sistemi tradizionali. È questa la scommessa di una startup svizzera che ha deciso di portare il biocomputer dal terreno della fantascienza a quello dei laboratori, mescolando biologia e informatica in un modo che fino a poco tempo fa sembrava impensabile. La società si chiama FinalSpark e il suo approccio è tanto semplice da spiegare quanto complicato da realizzare. Partendo da cellule staminali, i ricercatori fanno crescere veri e propri neuroni umani, che vengono poi collegati ad array di elettrodi. Il risultato è una sorta di mini cervello che funziona come unità di calcolo, un organismo vivente messo al servizio dell’elaborazione dati.
Il dato che salta subito all’occhio riguarda i consumi. Questi sistemi biologici lavorano consumando 1 milione di volte meno energia rispetto ai computer che usiamo ogni giorno. Per capire la portata della cosa basta guardare al modello da cui tutto parte, ovvero il cervello umano. Un organo che gestisce 86 miliardi di neuroni utilizzando appena 20 watt, una cifra che farebbe impallidire qualsiasi data center moderno.
Tra promesse e ostacoli
L’efficienza energetica è il vero punto di forza di questa tecnologia, soprattutto in un periodo in cui l’intelligenza artificiale tradizionale divora quantità di corrente enormi per far girare i suoi modelli. Avere un sistema capace di fare calcoli complessi con una frazione minima dell’energia richiesta oggi cambierebbe parecchio le carte in tavola.
Ma il cammino verso un utilizzo reale è ancora lungo e pieno di nodi da sciogliere. Da una parte ci sono i limiti tecnici, perché lavorare con materiale biologico vivente significa fare i conti con tutta una serie di variabili difficili da controllare. Dall’altra emergono i dubbi etici, e qui il discorso si fa delicato. Costruire macchine che funzionano grazie a neuroni umani apre interrogativi pesanti, su cui non esistono risposte facili né immediate.
Prima di vedere applicazioni commerciali di questi biocomputer dovrà quindi passare ancora del tempo. La tecnologia esiste, funziona e mostra numeri impressionanti sul fronte dei consumi, ma tra il laboratorio svizzero e l’uso quotidiano c’è di mezzo una serie di questioni tecniche ed etiche che andranno affrontate una per una.