Big Little Lies è uno di quei rari casi in cui l’adattamento per lo schermo riesce a fare meglio della pagina scritta. La serie targata HBO ha preso il romanzo originale e lo ha trasformato in qualcosa che, secondo molti, funziona addirittura meglio della fonte da cui è nato. Non capita spesso, ed è proprio per questo che il caso merita attenzione.
Il confronto tra serie tv e libri è un terreno minato, si sa. Ci sono lettori affezionati pronti a difendere la superiorità della parola scritta e appassionati di schermo convinti del contrario. La maggior parte delle volte le trasposizioni faticano a reggere il paragone con la matrice letteraria, questo è vero. Eppure qualche eccezione esiste, e Big Little Lies ne è la prova più evidente.
Un successo che punta alla terza stagione
La produzione HBO non si è limitata a raccontare la stessa storia del romanzo. Ha aggiunto qualcosa, ha dato spessore, ha reso il tutto più coinvolgente per chi guardava da casa. Il risultato è stato un successo acclamato, capace di conquistare pubblico e critica senza troppe difficoltà.
Il seguito è arrivato come conseguenza naturale. Dopo l’ottima accoglienza, la macchina si è rimessa in moto e ora l’attenzione è tutta rivolta verso una terza stagione. Un segnale chiaro di quanto il progetto abbia funzionato, perché nessuno investe su un seguito senza avere numeri e consensi solidi alle spalle.
Il dibattito su cosa sia meglio, tra la carta e lo schermo, resta comunque aperto e continuerà a dividere. Le fazioni sono nette e ognuna porta le sue ragioni. Da una parte chi giura che nulla può eguagliare l’esperienza della lettura, dall’altra chi trova negli adattamenti televisivi una forza tutta particolare. Casi come questo, però, spostano un po’ gli equilibri e danno argomenti a chi difende il potere della televisione di raccontare storie complesse.