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Ben Affleck, Animals su Netflix è il suo film peggio recensito

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Ben Affleck ha appena firmato il peggior film della sua carriera da regista. Si tratta di Animals, sesto lungometraggio diretto dall’attore americano e prodotto insieme a Netflix, accolto da una bocciatura quasi unanime tanto da parte della critica quanto del pubblico. Un passo falso che colpisce ancora di più se si guarda al percorso costruito negli ultimi vent’anni dietro la macchina da presa, un cammino fatto di consensi, premi e una reputazione ricostruita pezzo dopo pezzo.

Era il 2007 quando Ben Affleck debuttava alla regia con Gone Baby Gone, un thriller criminale tratto dall’omonimo romanzo di Dennis Lehane. Come era già successo ad altri colleghi di Hollywood, a cominciare da Clint Eastwood, dimostrò subito un talento naturale dietro la cinepresa, forse persino superiore a quello mostrato davanti. Qualche anno dopo arrivò The Town, anche quello accolto con grandi elogi, e nel 2012 fu la volta di Argo, il film che gli valse l’Oscar come miglior film. Affleck non stava vivendo il suo momento migliore quando decise di intraprendere questa nuova strada, eppure proprio grazie alla regia è riuscito a recuperare credibilità nell’industria, continuando poi a dividersi tra i due mestieri.

Animals domina le classifiche ma la critica lo stronca

Il paradosso è evidente. Animals è al momento il titolo più visto su Netflix a livello globale. I numeri delle visualizzazioni però raccontano solo una parte della storia, perché i giudizi vanno in tutt’altra direzione e parlano senza troppi giri di parole di un fallimento.

Su Rotten Tomatoes la pellicola non raggiunge nemmeno la sufficienza: la critica specializzata si ferma al 33% mentre gli spettatori arrivano appena al 42%. Abbastanza per farne il film peggio valutato di tutta la filmografia di Affleck come regista. E le recensioni non lasciano grandi margini di interpretazione. C’è chi scrive di non essere felice di doverlo dire, ma che questo è senza dubbio il lavoro peggiore del regista, una storia passata chiaramente una dozzina di volte nella “macchina delle riscritture” e che per strada ha perso elementi fondamentali come il tema, la messa a fuoco, lo spessore dei personaggi e la tensione.

Il coro delle stroncature è piuttosto compatto. Il Daily Telegraph parla di una sceneggiatura che diventa via via sempre più assurda, Associated Press la definisce debole sul piano narrativo e forzata nel melodramma. Il New York Times usa un’immagine particolarmente efficace e la descrive come una pappa immangiabile preparata con ingredienti di prima scelta. Il commento più feroce però è un altro, che si chiede se qualcuno stesse puntando una pistola alla testa di Ben Affleck per costringerlo a girare questo pasticcio su un rapimento, aggiungendo che sarebbe triste pensare che lo abbia fatto di sua spontanea volontà.

Un rapimento a Los Angeles e un cast di peso

Nel film Affleck non si limita a dirigere ma recita anche, affiancato da Kerry Washington e Gillian Anderson. Veste i panni di un candidato sindaco di Los Angeles la cui vita va in pezzi quando il figlio viene rapito. Insieme alla moglie si lancia in una corsa ossessiva per mettere insieme il denaro del riscatto, finendo per prendere decisioni capaci di stravolgere per sempre la loro esistenza. La durata è contenuta, poco più di un’ora e quaranta minuti.

A uscirne bene, in un certo senso, è stato Matt Damon. Il grande amico di Affleck era infatti coinvolto nel progetto, ma ha dovuto abbandonarlo quando Christopher Nolan gli ha offerto il ruolo da protagonista in L’Odissea.

Fonte: TecnoAndroid

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