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Google ha deciso di portare il supporto alla decodifica JPEG XL dentro Chrome, e la mossa apre una fase nuova per il modo in cui le immagini vengono gestite sul web. Il formato è stato pensato per offrire qualità elevata e grande flessibilità con file più leggeri, ed è rivolto soprattutto alle fotografie e a quei contenuti che richiedono una resa particolarmente fedele. Dietro la scelta però non ci sono soltanto ragioni tecniche. Il team del browser la collega alle richieste arrivate dagli sviluppatori e al lavoro fatto per verificare che tutto funzioni allo stesso modo tra piattaforme diverse. C’è poi un altro aspetto che merita attenzione, cioè il modo in cui è stato costruito il componente che legge i file, progettato con un occhio di riguardo alla sicurezza della memoria e alle prestazioni.
Perché JPEG XL arriva finalmente in Chrome
Il supporto debutta con Chrome 155, presentato all’interno di un annuncio datato 6 ottobre 2026. Secondo Google il nuovo formato riesce a ottenere una compressione superiore tra il 30 e il 50% rispetto al classico JPEG, e in più permette di conservare i dati senza alcuna perdita. Non finisce qui, perché JPEG XL integra anche il supporto all’HDR e consente di convertire le immagini JPEG già esistenti senza intaccarne la qualità originale. Sono caratteristiche che lo rendono interessante soprattutto negli scenari in cui conta preservare la fedeltà dello scatto più che limitarsi a ridurre il peso del file.
Detto questo, a Mountain View nessuno lo presenta come il sostituto universale di ogni alternativa disponibile. Il team suggerisce infatti di prendere in considerazione anche il formato AVIF e indica JPEG XL come la soluzione più adatta per immagini fotografiche ad alta fedeltà, per i contenuti lossless e per quelle situazioni in cui torna utile una decodifica progressiva più granulare. Per chi costruisce siti web la disponibilità nativa nel browser elimina uno degli ostacoli principali all’adozione. Non serve più scartare il formato soltanto perché il programma di navigazione non lo supporta direttamente, ed è un cambiamento tutt’altro che marginale per chi lavora ogni giorno con le immagini.
Rust, sicurezza e prestazioni dietro il nuovo decoder
Il cuore del progetto è un decoder JPEG XL scritto interamente in Rust. La spiegazione di Google è piuttosto chiara. I decoder elaborano dati binari complessi che arrivano dalla rete e lavorano all’interno del processo di rendering, quindi la protezione della memoria diventa un tema particolarmente delicato. Affidarsi a Rust serve a eliminare alla radice intere categorie di vulnerabilità che storicamente accompagnano le implementazioni realizzate con linguaggi che non garantiscono questo tipo di tutela. Il sandboxing rimane comunque al suo posto come ulteriore livello di difesa.
Sul versante della velocità il lavoro si è concentrato sulle istruzioni SIMD presenti nell’hardware moderno. Un progetto apposito chiamato jxl_simd fornisce un livello di astrazione dedicato, mentre diverse ottimizzazioni riprendono parte di quanto già sviluppato in libjxl. Google racconta anche di aver sottoposto il decoder a fuzzing e a una revisione del codice assistita dall’intelligenza artificiale, senza trovare bug legati alla sicurezza della memoria in tutta la cronologia dell’implementazione. Quanto all’ecosistema più ampio, la decisione è stata accompagnata dall’iniziativa Interop 2026, nata per verificare la copertura dei test tra i diversi browser.
Fonte: TecnoAndroid


