Non tutti gli autovelox piazzati lungo le strade italiane sono effettivamente in regola. Sembra una di quelle leggende metropolitane che girano nei gruppi WhatsApp, e invece è un fatto concreto, documentato e con risvolti pratici importanti per chi guida ogni giorno. Perché se un dispositivo non rispetta determinati requisiti, la multa che ne deriva può essere legittimamente contestata. E sapere come muoversi fa tutta la differenza del mondo.
Il punto di partenza è semplice: un autovelox per poter funzionare e generare sanzioni valide deve essere omologato, revisionato periodicamente e segnalato in modo corretto. Quando anche solo uno di questi requisiti viene a mancare, la sanzione perde di fatto la propria validità giuridica. Questo vale tanto per gli autovelox fissi quanto per i Tutor, quei sistemi che calcolano la velocità media su un tratto autostradale. Anche loro devono rispettare regole precise, e non sempre accade.
Come capire se un autovelox è regolare
La questione dell’omologazione è centrale. Ogni dispositivo di rilevazione della velocità deve essere approvato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Se manca questo passaggio, oppure se il dispositivo ha ricevuto solo una generica approvazione ma non una vera omologazione, la differenza è sostanziale. Negli ultimi anni diverse sentenze hanno dato ragione agli automobilisti proprio su questo punto, annullando migliaia di multe emesse da apparecchi che non risultavano correttamente omologati.
C’è poi il tema della segnaletica. Gli autovelox devono essere preceduti da cartelli ben visibili che avvisino della presenza del controllo elettronico della velocità. Se il cartello non c’è, oppure è posizionato troppo vicino al dispositivo, oppure risulta coperto dalla vegetazione o deteriorato al punto da essere illeggibile, ecco che si apre uno spiraglio concreto per il ricorso. Anche la distanza tra il segnale e il punto di rilevazione ha le sue regole, e non rispettarle significa esporre la sanzione a un possibile annullamento.
Un altro aspetto che spesso passa inosservato riguarda la taratura degli strumenti. Come qualsiasi apparecchio di misurazione, anche gli autovelox necessitano di verifiche periodiche per garantire che i dati rilevati siano affidabili. Se la taratura non è stata effettuata nei tempi previsti, o se non esiste documentazione che la certifichi, la multa può essere impugnata con ottime probabilità di successo.
Come presentare ricorso contro una multa da autovelox o Tutor
Per chi si trova a ricevere una sanzione e sospetta che qualcosa non torni, le strade percorribili sono sostanzialmente due. La prima è il ricorso al Prefetto, da presentare entro 60 giorni dalla notifica. La seconda è il ricorso al Giudice di Pace, entro 30 giorni. In entrambi i casi è fondamentale raccogliere quante più informazioni possibili sul dispositivo che ha generato la multa: modello, posizione, presenza e stato della segnaletica, eventuali certificati di omologazione e taratura.
Un dettaglio che molti ignorano: chiunque ha il diritto di richiedere all’ente che ha emesso la sanzione tutta la documentazione relativa all’autovelox coinvolto. Compresa, appunto, la prova dell’omologazione e della regolare manutenzione. Se l’ente non risponde o non è in grado di fornire questa documentazione, il ricorso acquista ancora più forza.
Vale la pena sottolineare che anche i Tutor autostradali sono finiti più volte sotto la lente della giustizia. Alcuni modelli sono stati dichiarati non conformi e le relative multe annullate in blocco. Chi ha ricevuto una sanzione da questi sistemi farebbe bene a verificare se il dispositivo specifico rientra tra quelli oggetto di contestazione.