Chi compra un’auto nuova in Europa si ritrova ora una telecamera obbligatoria puntata addosso mentre guida, e la questione non è passata inosservata. Dal 7 luglio scorso ogni veicolo particolare messo in vendita nel continente deve montare un sistema che tiene d’occhio l’atteggiamento di chi sta al volante. L’obiettivo dichiarato è chiaro, cioè rendere le strade più sicure, ma c’è chi ha già iniziato a parlare di Big Brother dietro il parabrezza.
Un obbligo che cambia le carte in tavola
Niente di totalmente nuovo, verrebbe da dire, visto che diversi costruttori proponevano già questo tipo di dotazione. La telecamera si sistema spesso sul montante anteriore, lato guidatore, ma può trovare posto anche sul piantone dello sterzo oppure al centro dell’abitacolo. In ogni caso il sistema controlla di continuo lo sguardo e la postura di chi guida. La differenza sostanziale sta tutta lì, ovvero il fatto che ora questa tecnologia diventa obbligatoria e non più opzionale.
Il dispositivo dovrebbe riguardare circa 15 milioni di auto all’anno. Funziona grazie a sensori a infrarossi affiancati da un software che analizza i movimenti degli occhi e della testa. Il tutto tiene conto delle diverse zone critiche dell’abitacolo, come le parti inferiori, lo schermo touch, il volante e la console centrale. Se la telecamera capta uno sguardo insistente su queste aree, scatta un avviso in tempi rapidi.
Quando scatta davvero l’allarme
Nel concreto, se il conducente fissa una di quelle parti per più di 6 secondi a una velocità compresa tra i 20 e i 50 km/h, parte un avvertimento visivo e sonoro. Sopra i 50 km/h il margine si accorcia e l’allerta arriva dopo 3,5 secondi. C’è poi una piccola tolleranza di 50 millisecondi, pensata per evitare notifiche a raffica che finirebbero solo per innervosire e diventare controproducenti.
Ma perché tutto questo apparato? Secondo la Commissione europea una fetta compresa tra il 10 e il 30 per cento degli incidenti stradali dipende da un calo di attenzione di chi guida. Restare concentrati serve a contenere i rischi, da qui l’idea di rendere la telecamera un obbligo di legge. Le stime parlano di 25.000 vite risparmiate entro il 2038. A patto, ovviamente, che il sistema si dimostri affidabile e sicuro.
Il rovescio della medaglia sulla privacy
Al di là dei falsi allarmi che possono far perdere la pazienza in fretta, il vero nodo riguarda la privacy. In teoria il sistema dovrebbe trattare i dati in circuito chiuso, senza farli uscire dall’auto. Nella pratica alcune marche raccolgono le informazioni su server esterni, cosa che ovviamente pone più di un problema. Altri hanno addirittura superato la linea rossa, arrivando a rivendere quei dati. Poco rassicurante, insomma.
Il quadro, dunque, resta a due facce. Da un lato una tecnologia pensata per salvare vite, con numeri di tutto rispetto sul fronte della sicurezza stradale. Dall’altro il timore concreto che quello sguardo elettronico dentro l’abitacolo possa trasformarsi in qualcosa di ben diverso dal semplice controllo dell’attenzione al volante.