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Un attacco hacker ha colpito i frigoriferi del sangue in Francia, prendendo di mira il sistema di controllo remoto di alcune celle frigorifere della banca del sangue francese. Chi ha portato a termine l’intrusione è riuscito a modificare i parametri di funzionamento degli impianti e ha impostato la temperatura interna a 110 °C, un valore che con la conservazione del sangue non ha nulla a che vedere. Il danno però non c’è stato, perché gli allarmi sono scattati e hanno permesso di intervenire prima che la situazione degenerasse.
La vicenda non arriva dal nulla. Prima di toccare le strutture sanitarie, un’offensiva simile aveva già interessato i supermercati, dove a finire nel mirino erano stati gli impianti di refrigerazione gestibili a distanza. Il copione insomma si ripete e stavolta riguarda un settore in cui la catena del freddo non è soltanto una questione commerciale ma ha a che fare direttamente con la salute delle persone.
Cosa è successo alle celle frigorifere della banca del sangue
Il punto debole sfruttato dai criminali non sono state le macchine in sé, ma il sistema di gestione a distanza che consente di monitorare e regolare le celle senza essere fisicamente presenti accanto agli impianti. Una comodità enorme sul piano operativo, perché permette di tenere sotto controllo più apparecchiature contemporaneamente e di reagire in fretta a eventuali anomalie. Il rovescio della medaglia è evidente. Se qualcuno riesce a infilarsi in quel canale di comunicazione può fare esattamente ciò che farebbe un tecnico autorizzato, compreso cambiare le impostazioni a proprio piacimento.
Ed è proprio quello che è accaduto. L’attacco informatico ha compromesso il controllo remoto e gli aggressori hanno fissato la temperatura su un livello assurdo per qualsiasi frigorifero, ovvero 110 °C. Un numero che basta da solo a chiarire le intenzioni di chi ha agito, visto che non esiste alcuna ragione tecnica per cui una cella destinata a conservare il sangue debba essere regolata su un valore del genere. Non un errore di configurazione dunque, ma una manomissione deliberata pensata per rendere inutilizzabile il contenuto.
Gli allarmi hanno evitato il peggio
A fare la differenza, in questa storia, sono stati i sistemi di allarme collegati alle celle. Appena i parametri sono stati alterati, i dispositivi di sicurezza hanno segnalato l’anomalia e hanno consentito al personale di accorgersi di quello che stava succedendo. Un meccanismo che nella quotidianità passa quasi inosservato ma che, in casi come questo, diventa l’ultima linea di difesa tra un’intrusione digitale e conseguenze molto concrete.
Per una banca del sangue la stabilità della temperatura è tutto. Le sacche e i componenti ematici devono restare in condizioni controllate dal momento della raccolta fino all’utilizzo, e anche variazioni limitate possono compromettere materiale prezioso e difficile da sostituire. Proprio per questo l’episodio francese mostra quanto il rischio legato ai dispositivi connessi non sia più confinato agli uffici o ai server aziendali ma riguardi anche macchinari che svolgono funzioni essenziali, come appunto i frigoriferi del sangue.
Dopo il caso dei supermercati, quindi, l’attenzione si è spostata su un obiettivo ancora più delicato. Le celle frigorifere della banca del sangue francese sono state raggiunte attraverso il loro controllo a distanza e regolate a 110 °C, ma grazie agli allarmi entrati in funzione non si sono registrati danni.
Fonte: TecnoAndroid


