Europa contro la guerra dei chip lanciata da Washington, e questa volta la spinta arriva direttamente dai Paesi Bassi. Il ministro del Commercio olandese Sjoerd Sjoerdsma è volato negli Stati Uniti per incontrare il segretario al Commercio Howard Lutnick e alcuni membri del Congresso, con un obiettivo molto chiaro. Fermare, o almeno frenare, il cosiddetto MATCH Act, una proposta di legge che vuole tagliare fuori i produttori cinesi di semiconduttori dall’accesso alle apparecchiature occidentali. E c’è un’azienda che rischia di pagare il conto più salato di tutte, ASML.
Perché ASML è finita nel mirino
Parliamo del colosso più prezioso d’Europa, con sede nei Paesi Bassi. ASML è l’unico costruttore al mondo delle sofisticatissime macchine per la litografia, quelle che servono a produrre i chip per l’intelligenza artificiale di ultima generazione. Roba che nessun altro sa fare, almeno per ora. Ecco perché ogni mossa che la riguarda finisce per avere un peso enorme sugli equilibri tecnologici mondiali.
Il punto è che la Cina pesa parecchio nei conti dell’azienda. Vale infatti il 19% delle vendite nette di sistemi ASML, una fetta che non si butta via così, con leggerezza. Il MATCH Act andrebbe oltre i controlli già in vigore, allargando le restrizioni anche alle macchine a immersione a ultravioletti profondi. Si aggiungerebbero quindi al divieto che da tempo riguarda gli strumenti più avanzati, quelli a ultravioletti estremi, o EUV, già off limits per il mercato cinese.
“È eccezionale che io venga qui a illustrare in modo ampio le nostre preoccupazioni al Congresso”, ha dichiarato Sjoerdsma dopo gli incontri. “La posta in gioco per i Paesi Bassi potrebbe essere altissima”. Parole che lasciano intendere quanto il governo olandese tenga a questa partita.
Cosa cambierebbe davvero con la nuova legge
Per capire la portata della cosa, basta ascoltare quello che aveva spiegato l’amministratore delegato di ASML, Christophe Fouquet. Già a maggio aveva chiarito che ciò che la Cina può comprare oggi sono macchine a ultravioletti profondi di vecchia generazione. Tecnologia spedita per la prima volta circa dieci anni fa, niente di all’avanguardia insomma. Eppure proprio quelle macchine, con il MATCH Act, finirebbero nella lista nera.
C’è poi la questione dei tempi. La proposta è stata presentata ad aprile, ma non è ancora arrivata al voto pieno né alla Camera né al Senato. Secondo quanto trapelato, per passare avrebbe probabilmente bisogno di essere inserita all’interno di un pacchetto legislativo più grande. Un dettaglio non da poco, perché significa che il percorso è tutt’altro che spianato.
La missione di Sjoerdsma a Washington racconta bene il clima di tensione attorno ai semiconduttori. Da una parte gli Stati Uniti, decisi a stringere ancora di più le maglie verso Pechino. Dall’altra l’Europa, che si ritrova con la sua azienda più importante esposta in prima linea e teme di subire un colpo durissimo. Il viaggio del ministro olandese, definito da lui stesso “eccezionale”, è il segnale che il vecchio continente non ha intenzione di restare a guardare mentre si decidono cose che lo toccano così da vicino.