Apple Intelligence e il suo mezzo passo falso hanno scatenato dentro Cupertino una di quelle riunioni che, col senno di poi, potrebbero finire nei libri di storia aziendale. Mark Gurman di Bloomberg, nella sua newsletter settimanale Power On, ha ricostruito quel momento: un incontro tenutosi all’inizio del 2025 in cui sul tavolo c’era un tema scomodo, ovvero il ritardo accumulato dall’azienda della Mela sul fronte dell’intelligenza artificiale. Un ritardo che, internamente, nessuno faceva più finta di non vedere.
Una riunione senza Tim Cook, ma con un verdetto già scritto
Al tavolo sedevano alcuni dei nomi più pesanti dell’azienda. C’erano Craig Federighi, Alan Dye, Mike Rockwell e John Giannandrea, all’epoca a capo della divisione AI. Tim Cook non era presente fisicamente, eppure la sua ombra pesava parecchio: a quanto pare aveva ormai perso quasi del tutto la fiducia in Giannandrea, convinto che servisse una sterzata netta. Le attese su Apple Intelligence erano alte, altissime, ma l’accoglienza interna era stata fredda e lo sviluppo della nuova Siri arrancava. Da qui la conclusione, condivisa da Cook e da diversi suoi uomini di fiducia, che il problema non fosse soltanto di tecnologia. Era anche, forse soprattutto, una questione organizzativa.
A emergere come possibile uomo della provvidenza fu Mike Rockwell, l’ingegnere che aveva guidato lo sviluppo di Vision Pro. Il visore non ha certo sfondato sul mercato, questo è noto, ma dentro Apple viene considerato un piccolo capolavoro ingegneristico. E quella reputazione ha contato. Nelle settimane successive a quella riunione, dopo discussioni non proprio tranquille, a Rockwell venne affidata la responsabilità della nuova Siri. Non senza qualche frizione, va detto: Rockwell puntava a guidare l’intera strategia AI riportando direttamente a Tim Cook, ma Federighi insistette perché Siri e tutta la divisione restassero sotto il cappello della divisione software, quindi sotto di lui.
La riorganizzazione e il ruolo di Google
Da quel momento è partita una ristrutturazione profonda. Giannandrea ha visto svuotarsi progressivamente le sue competenze, fino a lasciare l’azienda. Rockwell, dal canto suo, ha rimpastato buona parte della squadra dedicata a Siri portando con sé collaboratori dai progetti Vision Pro e visionOS, reclutando nuovi esperti e guardandosi attorno per accelerare il recupero. Tra le mosse più interessanti c’è l’adozione dei modelli e delle infrastrutture di Google per dare manforte ad alcune delle nuove funzioni di Siri. Un’apertura verso l’esterno che, per un’azienda gelosa come poche delle proprie tecnologie, dice molto sull’urgenza del momento.