La causa che Apple ha depositato contro OpenAI parte da un’accusa pesante, quella di furto di segreti industriali legati all’hardware, portato avanti attraverso ex dipendenti del colosso di Cupertino che sono poi passati alla società guidata da Sam Altman. Nella denuncia si parla senza troppi giri di parole di un vero e proprio schema ricorrente, una pratica che secondo Apple sarebbe addirittura vista di buon occhio ai piani alti.
Le parole usate nei documenti sono nette. Apple descrive quello che definisce “un pattern di furto di segreti industriali da parte di dipendenti OpenAI che in precedenza lavoravano per Apple”, e aggiunge che “tale comportamento è normalizzato e incoraggiato dalla leadership”. Un’accusa che colpisce non solo i singoli, ma la cultura stessa dell’azienda. E non è nemmeno la prima volta che OpenAI finisce sotto pressione su questo terreno. C’è infatti un’altra causa aperta, quella portata avanti dalla startup iyO, nata inizialmente attorno a questioni di branding e poi allargata fino a comprendere accuse di appropriazione indebita di segreti commerciali.
Il progetto hardware che OpenAI non vuole fermare
Nonostante il momento complicato, OpenAI non sembra intenzionata a rallentare i propri piani. Secondo quanto trapelato, subito dopo il deposito della causa l’azienda si diceva ancora perfettamente in linea con la propria tabella di marcia, ovvero l’annuncio del primo prodotto hardware entro il 2026 e l’arrivo sul mercato nel corso del 2027. Una fonte interna ha però messo le mani avanti, spiegando che questa fiducia potrebbe ridimensionarsi man mano che verranno analizzate a fondo le accuse mosse da Apple.
Il cuore di tutta la vicenda ruota attorno alla partnership con IO Products, la realtà fondata da Jony Ive, il celebre designer che per anni ha plasmato l’estetica dei prodotti Apple. L’accordo è stato annunciato a maggio del 2025 e da quel momento le speculazioni su cosa potrebbe essere questo primo dispositivo non si sono più fermate. L’analista Ming-Chi Kuo, per esempio, aveva immaginato un oggetto compatto, senza schermo, pensato per essere indossato al collo, dotato di fotocamere e microfoni capaci di catturare tutto ciò che accade intorno, con lo smartphone a fare da cervello e da display.
Un’idea affascinante che però la stessa OpenAI ha smontato. In un documento depositato proprio nell’ambito del caso iyO, l’azienda ha chiarito che il primo prodotto non sarà né un auricolare né un dispositivo da indossare. Non solo. Tra le righe è emerso anche qualcosa di più ambizioso, ovvero l’intenzione di lavorare non a un singolo oggetto ma a un’intera famiglia di dispositivi. Un segnale che racconta bene quanto OpenAI voglia spingersi oltre il software su cui ha costruito la propria fama, entrando in un territorio, quello dell’hardware, dove Apple gioca in casa da decenni.