Apple acquisisce SigScalr e mette le mani su SigLens, la piattaforma open source per l’analisi dei log che la startup americana aveva costruito e fatto crescere insieme a una community di sviluppatori. Un’operazione tipica del suo modo di muoversi, con l’azienda che ha rilevato alcuni asset della società e proposto un contratto a una parte dei dipendenti. Non tanto un prodotto finito da mettere sugli scaffali, quanto tecnologia e persone da portarsi in casa.
A rendere pubblica la cosa, curiosamente, non è stata Apple. Su queste manovre l’azienda tace sempre, come da tradizione. La notizia è emersa per via di un obbligo previsto in Europa. Ogni volta che colossi come Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta o Microsoft chiudono un’acquisizione che ricade sotto il Digital Markets Act, devono comunicarla alla Commissione europea, che poi ne pubblica i dettagli sul proprio sito. Ed è proprio lì che è spuntata la riga dedicata a SigScalr.
Apple acquisisce SigScalr: cosa faceva davvero SigLens
SigLens è una piattaforma open source pensata per chi sviluppa software. Serve a raccogliere, cercare e analizzare log, metriche e tracce prodotti da applicazioni e infrastrutture. Detto in modo semplice, è lo strumento che permette di capire cosa succede dentro un sistema complesso, quali servizi rallentano, dove nascono gli errori, quali richieste vanno a vuoto e per quale motivo. SigScalr la presentava come alternativa più snella a soluzioni molto usate come Splunk, Datadog ed Elasticsearch, cioè i nomi di riferimento nel campo dell’observability.
Nella comunicazione inviata a Bruxelles, Apple descrive l’operazione senza fronzoli. Attraverso una controllata rileva alcuni asset di SigScalr e offre un impiego ad alcuni suoi dipendenti, assumendoli. La stessa nota ricorda che SigScalr sviluppa uno strumento per la gestione dei log e l’observability, mentre Apple e le società del suo gruppo progettano, producono e vendono smartphone, computer, tablet, dispositivi indossabili e accessori, oltre a una serie di servizi collegati.
Un’operazione risalente a marzo
Stando al registro europeo l’acquisizione è stata perfezionata il 12 marzo, quindi la scopriamo solo ora, mesi dopo. Eppure i segnali erano tutti sotto gli occhi. Da allora il sito ufficiale di SigScalr è finito offline e il repository GitHub principale di SigLens è stato archiviato e reso di sola lettura.
Nell’avviso di archiviazione gli sviluppatori hanno salutato la community che aveva fatto crescere il progetto. Hanno ringraziato per le pull request, le segnalazioni di bug, i suggerimenti sulle funzioni, le stelle, i post sui blog e le parole di incoraggiamento, tutte cose che avevano reso il progetto quello che era. Il repository, hanno spiegato, sarebbe rimasto disponibile in sola lettura per chiunque lo trovasse utile, con l’invito a farne un fork e portarlo in nuove direzioni. Contestualmente il codice passava a una licenza più permissiva, la Apache 2.0.
Quel riferimento al concentrarsi su qualcosa di nuovo è, con tutta evidenza, il lavoro dentro Apple. Il passaggio alla licenza Apache 2.0 lascia comunque il codice a disposizione di chi volesse riprenderlo e mandarlo avanti per conto proprio.
Perché una tecnologia simile interessa ad Apple
Per chi usa iPhone tutti i giorni non cambia nulla. SigLens non è un’app che comparirà sui dispositivi e non è una funzione che troveremo nelle Impostazioni. È uno strumento per chi costruisce e mantiene servizi, e Apple di servizi ne gestisce parecchi, da iCloud all’App Store fino a tutta l’infrastruttura che regge le sue applicazioni. Avere in casa una piattaforma efficiente per monitorare log e prestazioni, insieme al team che l’ha scritta, significa poter tenere d’occhio quei sistemi con strumenti propri, senza appoggiarsi a soluzioni di terze parti.
È lo stesso copione di altre acquisizioni recenti dell’azienda, fatte di piccole realtà, tecnologie molto specifiche e team portati a bordo senza clamore.