Più di 400 ex dipendenti Apple lavorano oggi in OpenAI, e questo dettaglio emerge da una causa legale che promette scintille. Venerdì scorso Apple ha depositato una causa contro OpenAI con l’accusa pesante di furto di segreti industriali. Il documento iniziale è pieno di spunti interessanti, ma c’è un numero in particolare che salta all’occhio e che dice molto su come si è mosso il mercato del lavoro tra le due aziende negli ultimi anni.
Oltre 400 ex dipendenti Apple ora in OpenAI
Secondo quanto scritto nel deposito legale, oltre quattrocento persone che un tempo lavoravano a Cupertino sono adesso in forze a OpenAI. Un travaso di talenti che, agli occhi di Apple, spiega parecchio. Nelle carte si legge una frase che riassume bene la posizione dell’azienda: con oltre quattrocento ex dipendenti Apple ora al lavoro in OpenAI, non sorprende che certo personale abbia conoscenza di informazioni riservate e proprietarie di Apple, che ha comunque l’obbligo di mantenere segrete.
Il punto vero, però, arriva subito dopo. Apple sostiene che OpenAI abbia sfruttato queste informazioni riservate, usandole per tirarne fuori ancora di più dai dipendenti attuali e dai partner di fiducia, e persino per strutturare i colloqui di lavoro in modo da estrarre altri dati confidenziali. Il tutto, secondo l’accusa, mascherando le proprie mosse. Il ragionamento di Apple è netto: il fatto che OpenAI impieghi persone a cui un tempo erano stati affidati i suoi segreti commerciali non dà a OpenAI il diritto di usare quelle stesse informazioni per accelerare i propri progetti nel campo dell’hardware.
Da chi arrivano i nuovi arrivati
Apple non entra nei dettagli sui singoli casi, ma il quadro è abbastanza chiaro. Dipendenti provenienti da innumerevoli team interni hanno lasciato l’azienda per passare a OpenAI. L’ultimo colpo grosso riguarda Paul Meade, che gestiva Apple Vision Pro e il progetto degli occhiali smart. Un profilo di peso, insomma, non certo una figura marginale.
C’è di più. La maggior parte delle reclute Apple finite in OpenAI arriverebbe dalla divisione ingegneristica guidata da John Ternus, il futuro amministratore delegato di Apple. E qui la faccenda si fa personale: Tang Tan, oggi responsabile hardware di OpenAI ed ex capo del design di Apple, avrebbe avuto un rapporto teso proprio con Ternus durante il periodo trascorso a Cupertino. Un intreccio di nomi e relazioni che rende la vicenda ancora più intricata.
Come andrà a finire questa causa legale è tutto da capire. Difficile fare previsioni su un caso del genere, che potrebbe rivelarsi una saga lunga e ricca di colpi di scena, soprattutto se si arriverà alla fase di discovery, quella in cui le parti sono obbligate a mettere sul tavolo documenti e prove. Sarà lì, probabilmente, che verranno a galla i dettagli più succosi di questo scontro tra due colossi che ormai si contendono lo stesso terreno.