C’è un dettaglio che mancava ad Anthropic per completare il quadro e adesso sembra pronto ad arrivare. Un chip proprio pensato per l’intelligenza artificiale. I grandi nomi della tecnologia hanno imparato una lezione dura da digerire, ossia che dipendere da terzi è una fragilità. E anche Anthropic pare aver capito la stessa cosa, tanto da lavorare da mesi su un’idea tutt’altro che marginale. Costruire da sola i componenti che fanno girare i suoi modelli. Le indiscrezioni parlano di trattative in corso con Samsung per una possibile collaborazione, anche se al momento resta parecchia nebbia attorno ai dettagli concreti.
Nessuno stupore, in fondo. Già ad aprile era emerso che la società stava valutando lo sviluppo di chip propri per rispondere alla cronica carenza di chip. Quello che allora era solo un’ipotesi ora si è trasformato in colloqui reali con uno dei più grandi produttori di semiconduttori al mondo. Un salto notevole, che racconta bene quanto la questione sia diventata urgente.
Anthropic: l’ombra di OpenAI e la corsa ai semiconduttori
Il tempismo non è casuale. La mossa arriva appena una settimana dopo che OpenAI ha presentato il suo chip di inferenza su misura, battezzato “Jalapeño” e sviluppato insieme a Broadcom. Secondo i responsabili dell’azienda, quel chip offre un rendimento per watt migliore rispetto ad altri componenti simili, e questo rischiava di lasciare Anthropic un passo indietro nella gara. La reazione della società guidata da Dario Amodei appare quindi piuttosto comprensibile.
Attenzione però, perché l’obiettivo non è tagliare fuori i partner attuali. La strategia guarda alla diversificazione, non alla sostituzione. In alcune dichiarazioni i vertici di Anthropic hanno spiegato che il loro stack hardware, che comprende chip di Google, Amazon e Nvidia, resterà fondamentale per l’intera impostazione dedicata al calcolo. Un mix, insomma, dove il nuovo pezzo si aggiunge senza cancellare gli altri.
Il fenomeno, del resto, non riguarda solo queste due aziende. Negli ultimi due anni sempre più realtà tecnologiche hanno deciso di dotarsi di chip di IA fatti in casa, quando prima affidavano tutto a specialisti come Nvidia. Google ha le sue TPU, Amazon punta su Trainium e Graviton, Microsoft ha Maia, ByteDance ha Seedchip, Huawei corre con Ascend, Meta sviluppa MTIA e la coppia Tesla e xAI lavora a Dojo. Un elenco che dice tutto sulla direzione presa dal settore.
Perché Samsung è il partner giusto
La scelta del colosso coreano ha una sua logica ferrea. Samsung è dentro l’industria dell’intelligenza artificiale da tempo ed è un partner chiave proprio di Nvidia, dato che produce parte dei chip necessari ad addestrare ed eseguire i modelli sulle sue GPU. Non solo. L’azienda sta migliorando la propria litografia OPC per la produzione di semiconduttori, anche grazie alla cosiddetta “AI Factory” costruita insieme a Nvidia stessa.
Tutto questo rende la trattativa con Anthropic tutt’altro che campata in aria. Da un lato c’è chi ha bisogno di un chip capace di reggere il confronto con la concorrenza più agguerrita, dall’altro un produttore con l’esperienza e le tecnologie per costruirlo davvero. Se poi l’accordo si concretizzerà, e con quali tempi, per adesso rimane senza risposta.