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Chi usa un Mac farebbe bene a controllare subito la versione di sistema installata, perché una falla critica nella funzione Screen Sharing di macOS è già finita nelle mani dei criminali informatici. Il difetto, catalogato come CVE-2026-65400, permette di ottenere i privilegi di root sulle macchine non aggiornate, ovvero il pieno controllo del computer, con tutto quello che ne consegue in termini di installazione di malware e altre attività poco piacevoli. Apple ha già rilasciato le correzioni, ma i sistemi rimasti indietro restano un bersaglio concreto.
La conferma che la vulnerabilità viene sfruttata nel mondo reale è arrivata da più ricercatori di sicurezza. Dalle analisi disponibili emerge un quadro abbastanza chiaro sugli obiettivi degli attacchi osservati finora, che puntavano soprattutto a installare software per il mining della criptovaluta Monero sui computer compromessi. Niente furti di dati eclatanti, insomma, ma macchine trasformate in generatori di criptovalute a spese del proprietario.
Come funziona l’attacco e chi rischia davvero
Il problema riguarda il servizio Screen Sharing, costruito sul protocollo VNC, e nasce da un difetto di autenticazione. Tradotto in parole semplici, un aggressore può aggirare i controlli di accesso e prendersi il sistema senza dover conoscere le credenziali dell’utente. Dopo ulteriori verifiche il punteggio di gravità è stato alzato fino a 9,8 su 10 secondo la scala CVSS, un valore che colloca la falla nella fascia più alta di pericolosità possibile.
Detto questo, non tutti i possessori di Mac si trovano nella stessa situazione. Il rischio diventa serio quando Screen Sharing è attivo e il servizio risulta raggiungibile dall’esterno, per esempio con la porta TCP 5900 esposta su Internet. In quel caso lo sfruttamento remoto è una possibilità concreta. Per la maggior parte degli utenti domestici il pericolo è più contenuto, soprattutto se la condivisione schermo non è stata mai attivata oppure se il computer si trova dietro un router che non espone direttamente il servizio verso la rete. Chi ha più motivi di preoccuparsi sono i server Mac, le workstation aziendali e i sistemi usati per l’assistenza remota configurati senza le dovute protezioni. Apple è intervenuta con un aggiornamento straordinario, distribuendo le patch per le principali versioni ancora supportate del sistema operativo. Le correzioni sono arrivate su macOS Tahoe 26.6.1, macOS Sequoia 15.7.9 e macOS Sonoma 14.8.9. Gli esperti sono unanimi nel raccomandare l’installazione immediata. Chi per qualche ragione non può aggiornare subito dovrebbe almeno disattivare temporaneamente Screen Sharing dalle impostazioni di macOS, in attesa di applicare la patch.
Verificare in due minuti se il sistema è protetto
Il controllo della versione installata richiede pochi passaggi. Basta aprire Impostazioni di Sistema, poi Generali, quindi Aggiornamento Software, e verificare che non ci siano aggiornamenti di sicurezza in attesa. Se ce ne sono, meglio non rimandare.
Un secondo controllo utile riguarda proprio la condivisione dello schermo. Chi non la usa mai farebbe bene ad assicurarsi che risulti disattivata nelle impostazioni dedicate alla condivisione. È una precauzione banale, ma riduce la superficie di attacco anche in vista di eventuali problemi futuri legati allo stesso servizio. Quello che è successo con questa vulnerabilità macOS segue uno schema che si ripete con una certa regolarità. I servizi di accesso remoto sono un bersaglio privilegiato, e nel momento in cui i dettagli tecnici di un difetto diventano pubblici il tempo a disposizione per correre ai ripari si accorcia parecchio. La comparsa di prove di concetto e l’avvio degli attacchi nell’arco di pochi giorni rendono l’applicazione tempestiva degli aggiornamenti di sicurezza una necessità, in particolare negli ambienti professionali e aziendali dove le macchine restano spesso accese e raggiungibili ventiquattro ore su ventiquattro.










