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I primi test trapelati di AMD Zen 6 offrono un’anticipazione concreta di quello che potrebbe arrivare con la prossima generazione di processori Ryzen. Al centro dell’attenzione c’è un chip server enorme, AMD EPYC 9996, che su Geekbench 7 mostra un vantaggio stimato fino al 24% di prestazioni per GHz rispetto alle attuali CPU Zen 5. Il dato più curioso riguarda la frequenza. Pur lavorando intorno ai 4,1 GHz, il nuovo processore si avvicina al punteggio single core di un chip Zen 5 che supera i 5,4 GHz. Si tratta però di numeri preliminari, che non bastano a stabilire quanto saranno più rapidi i futuri Ryzen desktop e tantomeno a prevedere un guadagno equivalente nei videogiochi.
EPYC 9996 contro Zen 5, cosa dicono i numeri
Il protagonista dei test è un processore basato sui core Zen 6c con 256 core e 512 thread. Su Geekbench 7.1.0 ha raccolto 2.847 punti in single core e 68.427 punti in multi core, in una prova eseguita su un server Dell PowerEdge R9815 con sistema operativo Linux. La frequenza registrata si aggirava sui 4,12 GHz, in linea con il boost massimo dichiarato. Il confronto diventa interessante accostando questi valori a quelli di EPYC 4545P, chip basato su Zen 5 che arriva a 3.064 punti in single core ma operando a circa 5,47 GHz. Con un clock nettamente più basso, quindi, il nuovo modello riesce comunque ad avvicinarsi al suo predecessore.
Rapportando i punteggi alla frequenza di lavoro, il margine stimato per Zen 6c si colloca tra il 23 e il 24% di prestazioni per clock. È una differenza che lascia intravedere un possibile salto generazionale importante, ma non va letta come un aumento garantito in ogni applicazione. I due chip appartengono infatti a piattaforme diverse e il confronto non è avvenuto in condizioni del tutto identiche.
Un secondo test aiuta a chiarire meglio le cose. Un utente ha bloccato un Ryzen 7 9700X, basato su Zen 5, alla frequenza fissa di 4,1 GHz, con memoria DDR5 6000 CL34 e CachyOS Linux. In Geekbench 7.1.0 il processore desktop ha ottenuto 2.444 punti in single core contro i 2.847 dell’EPYC 9996, con una differenza di circa il 16,5% a favore di Zen 6c. Questa volta le frequenze sono sostanzialmente allineate, anche se restano differenze di piattaforma, cache e configurazione della memoria che impediscono di considerare la prova una misura definitiva dell’incremento di IPC.
Zen 6c davanti in tutte le prove, e i Ryzen desktop?
I risultati dei singoli test confermano le indicazioni del punteggio complessivo. Secondo i dati condivisi online, EPYC 9996 ha superato Ryzen 7 9700X in tutte le 15 prove single core prese in esame. I miglioramenti più marcati riguardano HTML5 Browse con il 25,7% in più, Photo Editor con il 24,8%, Structure from Motion con il 23,9% e Video Player con il 23,6%. Gli scarti più contenuti emergono invece in File Compression, fermo all’8,2%, e in Clang, all’8,6%. I benefici appaiono dunque distribuiti su carichi di lavoro differenti, pur con un’entità variabile da un’applicazione all’altra. C’è però un dettaglio da non trascurare. EPYC 9996 monta core Zen 6c, pensati per privilegiare densità ed efficienza nei sistemi server, e non i core Zen 6 standard, detti anche Performance, attesi sui futuri Ryzen consumer. Le due varianti condividono la stessa base architetturale ma presentano differenze di progettazione che rendono prematuro trasferire questi risultati direttamente sui computer di casa.
Per le CPU desktop, conosciute con il nome in codice Olympic Ridge, le aspettative restano comunque alte. Le indiscrezioni parlano di configurazioni fino a 24 core e di più risorse per ogni chiplet, mentre eventuali modelli con cache 3D potrebbero dare un’ulteriore spinta nel gaming. Si tratta di informazioni ancora da confermare da parte di AMD, così come le frequenze definitive e i progressi effettivi rispetto alla generazione attuale. Dalla documentazione tecnica dell’azienda è già emerso invece il legame della famiglia Olympic Ridge con il socket AM5, una buona notizia per chi possiede una piattaforma Ryzen recente, anche se la compatibilità con le singole schede madri dipenderà dagli aggiornamenti BIOS rilasciati dai produttori.
Fonte: TecnoAndroid


