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Amazon punta sul nucleare: 12 mini reattori in Indiana per l’IA

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La corsa dell’intelligenza artificiale ha un costo che spesso resta nascosto dietro le promesse dei chatbot e degli assistenti digitali, ed è quello dell’energia. Per far fronte a questa fame crescente Amazon ha deciso di puntare sul nucleare, finanziando lo sviluppo di una nuova centrale nell’Indiana basata su 12 piccoli reattori modulari capaci di garantire una potenza complessiva di 960 megawatt. Una scelta che si inserisce in un contesto molto preciso, quello di reti elettriche sempre più sotto pressione.

Il problema riguarda soprattutto gli Stati Uniti, dove la costruzione di nuovi data center procede a ritmi sostenuti. Ogni nuova struttura richiede quantità enormi di elettricità per alimentare server e sistemi di raffreddamento, e il carico sulle infrastrutture esistenti cresce di conseguenza. Non a caso da tempo si parla con insistenza di maggiori investimenti sull’atomo proprio per soddisfare questa domanda energetica così elevata. Alla luce di tutto questo la mossa del colosso fondato da Jeff Bezos appare quasi naturale, più che sorprendente.

Il progetto nella contea di Sullivan

Il nuovo impianto non nascerà da zero su un terreno vergine. L’azienda ha infatti scelto di sfruttare il sito di una ex centrale a carbone situata nella contea di Sullivan, sempre in Indiana. Un dettaglio tutt’altro che marginale, perché trasforma un luogo legato a una delle fonti più inquinanti del passato in un polo dedicato a una produzione energetica di nuova generazione.

Amazon non si muove da sola. Il progetto viene portato avanti insieme ad American Electric Power, conosciuta anche con la sigla AEP, e a X-energy, la società che sviluppa la tecnologia alla base dei reattori. La collaborazione mette quindi intorno allo stesso tavolo il grande consumatore di energia, un operatore del settore elettrico e il costruttore degli impianti, ciascuno con il proprio ruolo all’interno dell’iniziativa.

Il cuore della centrale sarà composto da 12 unità del modello Xe-100. Facendo un semplice calcolo, la potenza totale di 960 megawatt corrisponde a circa 80 megawatt per ciascun reattore. È proprio questa la logica dei sistemi modulari, cioè affiancare più unità di dimensioni contenute invece di affidarsi a un unico grande impianto, ottenendo comunque una capacità complessiva di tutto rispetto.

Una tecnologia destinata ad arrivare anche in Europa

Al di là della questione energetica legata ai data center, l’elemento forse più interessante di questa operazione riguarda la tecnologia che sta alle spalle dei reattori Xe-100. Si tratta infatti di impianti di nuova generazione, molto diversi dalle centrali tradizionali che per decenni hanno rappresentato l’immagine stessa del nucleare nell’immaginario collettivo.

Proprio per questo motivo il progetto di Amazon in Indiana merita attenzione anche da questa parte dell’oceano. La tipologia di reattori scelta per la contea di Sullivan è infatti la stessa che in futuro troverà spazio anche in Europa e in Italia, dove il dibattito sul ritorno all’atomo è tornato d’attualità. Non necessariamente lo stesso modello prodotto da X-energy, ma la stessa famiglia di piccoli reattori modulari che oggi negli Stati Uniti inizia a passare dalla carta ai cantieri. Per il nostro paese osservare da vicino esperienze come quella americana significa quindi poter valutare in anticipo come questi impianti vengono progettati e inseriti nel territorio. Il caso dell’Indiana, con la riconversione di un vecchio sito a carbone e la presenza di un partner industriale come AEP, rappresenta uno dei primi esempi concreti di come i piccoli reattori modulari possano rispondere alla crescente domanda di elettricità spinta dall’intelligenza artificiale. Il progetto prevede l’installazione di 12 reattori Xe-100 per un totale di 960 megawatt destinati a sostenere la rete in una fase di forte espansione dei data center.

Fonte: TecnoAndroid

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