Amazon Leo ha trovato il suo primo terreno di conquista, e curiosamente è un posto dove il grande rivale non ha ancora messo piede. Parliamo del Sudafrica, dove il servizio di connettività satellitare di casa Amazon ha già superato Starlink per un motivo tanto semplice quanto sorprendente: l’azienda di Elon Musk lì non è proprio presente. Non è una questione di numeri, sia chiaro. Perché sul piano dei satelliti in orbita il confronto resta impietoso: poche centinaia da una parte, oltre 10.000 dall’altra.
Eppure sul mercato sudafricano è l’azienda di Seattle a essere arrivata per prima, firmando un accordo con Herotel, il principale provider locale per quanto riguarda la rete fissa. L’obiettivo condiviso è chiaro e riguarda una ferita ancora aperta in molte zone del Paese: il digital divide che continua a tagliare fuori le aree rurali.
L’accordo con Herotel e il nuovo servizio evry
Dalla collaborazione tra le due realtà nascerà un servizio dal nome minimalista, tutto in minuscolo: evry. Sarà pensato sia per le famiglie che per le imprese, con un lancio previsto nel 2027. Nel comunicato che accompagna l’annuncio si legge una fotografia piuttosto netta della situazione.
Milioni di sudafricani che vivono in fattorie, piccole città e comunità rurali non hanno ancora accesso a una connessione internet affidabile. La distanza, la conformazione del terreno e la bassa densità di popolazione rendono le infrastrutture tradizionali troppo costose e spesso impraticabili. In pratica, tirare fibra e antenne mobili in questi posti non conviene a nessuno, e così intere comunità restano nel buio digitale. Ed è qui che entra in gioco la tecnologia satellitare, che di quei limiti territoriali se ne infischia. La costellazione di Amazon Leo è composta da satelliti che orbitano a 590 chilometri dalla Terra, progettati per scambiare dati con un’antenna al suolo. Ne esistono di diversi tipi, alcuni capaci di reggere velocità fino a 1 Gbps.
Pochi satelliti, ma già operativi
Il progetto è ancora agli inizi, va detto. Al momento le unità inviate in orbita sono meno di 400, per la precisione 396. Sembrano poche, e in effetti lo sono rispetto ai piani complessivi, ma vengono ritenute sufficienti per cominciare a garantire l’accesso a internet a determinate latitudini. Il numero, comunque, è destinato a salire con i lanci già in programma. La lotta al digital divide resta uno degli obiettivi più concreti di una tecnologia di questo tipo. A differenza delle infrastrutture tradizionali di fibra e rete mobile, la connettività dallo spazio non deve scendere a patti con montagne, distanze o zone poco popolate. Il segnale arriva comunque, dall’alto.
C’è poi un secondo utilizzo già sperimentato e ormai collaudato per questo genere di soluzioni, e riguarda un contesto diverso ma altrettanto interessante: portare il Wi-Fi a bordo degli aerei, dove le classiche reti non possono ovviamente arrivare. Il Sudafrica diventa così un banco di prova significativo per Amazon Leo, uno dei pochi mercati dove il servizio parte senza doversi confrontare direttamente con il colosso di Musk. Il vero test arriverà nel 2027, quando evry comincerà a raggiungere le prime case e le prime aziende sparse tra fattorie e piccoli centri.