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Agility Robotics al Nasdaq: il 64% dei ricavi da parti correlate

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Il debutto di Agility Robotics al Nasdaq, con il simbolo AGLT, segna un passaggio che nel settore aspettavano in molti. È la prima azienda quotata negli Stati Uniti dedicata esclusivamente ai robot umanoidi che possa vantare installazioni commerciali già operative. Il traguardo è concreto, ma lo è altrettanto la distanza tra il suo peso simbolico e i risultati economici che la società ha messo nero su bianco.

Stando ai documenti depositati presso la SEC, l’autorità che vigila sui mercati americani, i ricavi del 2025 si sono fermati a circa 1,6 milioni di euro, contro i circa 280 mila euro del 2024. Una crescita notevole in termini relativi, che però convive con una perdita netta di circa 125 milioni di euro e con circa 90 milioni di euro di liquidità bruciati per mandare avanti l’attività.

Chi compra davvero i robot di Agility

Guardando più da vicino quel fatturato, emerge un dettaglio tutt’altro che marginale. Circa il 64% delle entrate del 2025 arriva da parti correlate, come indicato dalla stessa azienda. E oltre la metà sarebbe legata a cinque robot acquistati da uno degli investitori della società. Chi legge quella cifra come la prova di una domanda commerciale diffusa dovrebbe quindi tenerne conto, perché il quadro cambia parecchio.

Anche la strada verso la Borsa è stata poco convenzionale. Niente IPO tradizionale: Agility Robotics ci è arrivata attraverso la fusione con Churchill Capital Corp XI, una cosiddetta SPAC, ovvero una società veicolo creata apposta per acquisire un’azienda e portarla in Borsa. L’operazione avrebbe dovuto garantire circa 420 milioni di euro di capitale lordo, prima delle spese legate alla transazione.

Poi ci sono gli ordini. L’azienda parla di impegni pluriennali per oltre 270 milioni di euro relativi a Digit 5, il robot di nuova generazione. Una cifra che fa effetto, certo, ma che dipende dal raggiungimento di traguardi contrattuali, dalle funzionalità del prodotto e dalle specifiche richieste. Il valore degli ordini firmati e i ricavi effettivamente contabilizzati sono due cose diverse, e nelle tecnologie industriali ancora giovani possono restare lontani per anni.

Digit al lavoro tra magazzini e fabbriche

Sul fronte operativo i numeri raccontano qualcosa di più solido. Secondo Agility, il robot ha accumulato più di 65.000 ore di lavoro distribuite in nove strutture, un dato significativo anche se il fatturato non ha ancora seguito lo stesso passo.

Amazon ha cominciato a sperimentare Digit nel 2023, inizialmente per spostare i contenitori vuoti nei suoi centri di distribuzione. GXO lo ha impiegato in un magazzino che serve Spanx, mentre Toyota Motor Manufacturing Canada, Schaeffler e Mercado Libre figurano tra le realtà pubblicamente associate alle installazioni o alle valutazioni dell’umanoide. Nomi pesanti, insomma, anche se in molti casi si tratta ancora di fasi di sperimentazione.

Il punto di forza su cui punta l’azienda sta proprio nel progetto. Digit 5 è pensato per lavorare accanto alle persone, in ambienti costruiti a misura d’uomo. È questo l’argomento commerciale principale a favore dei robot umanoidi rispetto all’automazione fissa progettata per un singolo compito. Trasformare questa impostazione in entrate industriali su larga scala, però, non avviene da sé. Servono prestazioni affidabili sul piano della sicurezza, capacità produttiva nello stabilimento RoboFab, una rete di assistenza adeguata e soprattutto clienti disposti a passare dai test ai contratti con volumi veri. La tesi su cui si regge tutto è che i progetti pilota si convertano in installazioni pagate e ripetibili.

Uno dei prossimi banchi di prova arriverà dal mondo agricolo. AGCO ha accettato di avviare un progetto pilota con Digit nella sua fabbrica di macchine agricole a Hesston, in Kansas, a partire dal 2027. Tra le mansioni previste ci sono lo smistamento e l’impilamento dei componenti, un passo che porterebbe il robot dalla logistica alla produzione industriale vera e propria.

Fonte: TecnoAndroid

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