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Acqua del mare potabile: c’è la svolta con la membrana coreana che sfida l’inquinamento

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Trasformare l’acqua di mare in acqua potabile resta uno degli obiettivi più concreti per affrontare la scarsità idrica, e proprio da qui parte la novità che arriva da un gruppo di ricercatori della Pusan National University. Il punto è che la desalinizzazione solare, quella che sfrutta il calore del sole per separare il sale dall’acqua, funziona bene sulla carta ma si scontra con un ostacolo tutt’altro che banale quando entra in gioco l’inquinamento. E le zone più bisognose di acqua pulita, guarda caso, sono spesso anche le più sporche.

Il problema è noto da tempo. Le coste dove servirebbe di più produrre acqua potabile sono quelle vicine a porti, rotte navali e aree industriali. In quei tratti di mare gli idrocarburi finiscono per intasare i filtri dei desalinizzatori, mandando in tilt un sistema che altrove darebbe risultati eccellenti. Un cortocircuito quasi paradossale, perché l’acqua di mare più difficile da trattare coincide con quella di cui ci sarebbe maggior bisogno.

Come funziona la soluzione arrivata dalla Corea del Sud

La risposta trovata dal team coreano ruota attorno a una membrana dalle due facce opposte. Un lato e l’altro lavorano in modo diverso, e questa doppia natura è esattamente ciò che permette di aggirare l’ostacolo degli idrocarburi. Invece di lasciare che oli e sostanze oleose blocchino il passaggio, la struttura a due facce gestisce il flusso in maniera tale da mantenere il sistema efficiente anche nelle acque più contaminate.

È qui che la tecnologia diventa interessante. Fino a oggi i desalinizzatori solari perdevano colpi proprio dove l’inquinamento la faceva da padrone, rendendo poco pratico il loro impiego nelle situazioni più critiche. Con questa nuova membrana il quadro cambia, perché si affronta di petto quel limite che teneva fuori gioco intere aree costiere.

Il risultato apre scenari concreti per tutte quelle regioni che finora avevano dovuto rinunciare a questa strada. Porti, zone industriali e rotte trafficate rappresentano ambienti dove la disponibilità di acqua potabile è spesso un problema serio, e dove i sistemi tradizionali faticavano a reggere il colpo. La messa a punto di una soluzione capace di lavorare anche in condizioni difficili sposta l’asticella parecchio in alto.

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