Molti utenti sono convinti che Google stia dando in pasto le loro immagini all’intelligenza artificiale, e la faccenda ruota tutta attorno a Google Foto e alle sue funzioni automatiche. Bambini trasformati in dipinti a olio, ritratti che sembrano disegni a mano libera, effetti spuntati dal nulla. C’è chi ha ipotizzato si trattasse di un filtro basato su AI e non di un’immagine generata da zero, ma il dubbio di fondo resta lo stesso: cosa succede davvero alle foto caricate sui server di Big G?
Quando l’AI entra nella galleria senza chiedere permesso
La sensazione di disagio è condivisa da parecchie persone. La spinta verso Gemini è talmente insistente che qualcuno ha iniziato a migrare verso altri motori di ricerca, stanco di ritrovarselo ovunque. E con questa insistenza arrivano preoccupazioni di ogni tipo, ma quella sulla privacy è di gran lunga la più pesante.
Chi ha usato Google Foto per anni, ben prima dell’esplosione dell’AI generativa, si ritrova archiviate immagini di famiglia, animali domestici, momenti privati. L’idea che tutto questo possa finire nel calderone per addestrare un modello e magari trasformarsi in materiale per la cosiddetta “arte AI” fa storcere il naso a chiunque.
Andando a controllare le impostazioni di un account personale, però, è emerso qualcosa di inatteso: la funzione incriminata non risultava attiva, e su due telefoni diversi, un Motorola Moto G e un Samsung Galaxy Z Fold 5, non compariva nemmeno come opzione disponibile. La funzione di cui si parlava nelle discussioni online era quella dei ricordi definiti “degni di una galleria”. Si disattiva andando in Impostazioni, poi Preferenze e infine Ricordi. Da lì si può spingere oltre, spegnendo le notifiche e scegliendo i tipi di ricordi, sia quelli basati sul tempo sia quelli tematici.
In fondo al menu c’è un’altra voce chiamata Creazioni. Basta entrarci e disattivare tutto per liberarsi delle stranezze che spuntano dentro l’app. Difficile ricostruire quando quella funzione fosse stata spenta. C’è una buona probabilità che sia stata disattivata senza rendersene conto, magari durante quella fase del 2025 in cui molti hanno ripulito account vecchi e servizi inutilizzati, Gemini compreso.
Cosa dice Google e dove si nasconde il vero problema
Stando a quanto dichiarato a dicembre 2025, Google sostiene di non usare gli album fotografici degli utenti per addestrare la sua intelligenza artificiale. Il 23 dicembre 2025, Proton ha lanciato un messaggio pungente su X, insinuando che l’AI di Google generi immagini così bene proprio perché starebbe scandagliando gli album di ogni utente Android, senza ammetterlo e senza che nessuno possa dimostrarlo.
Da lì è partita una reazione a catena. Google risponde con un secco no, riportato pure su una pagina di risposte ben visibile. Ma il punto da analizzare sta nelle parole scelte. Google dichiara esplicitamente di non addestrare l’AI al di fuori di Google Foto. E questa formulazione lascia spazio a più di un sospetto, perché potrebbe voler dire che qualsiasi cosa spostata fuori dall’app, verso un altro angolo del suo ecosistema, diventa buon materiale per l’addestramento.
Se una foto passa attraverso Gmail, Drive o Keep, finisce sotto le regole di quella specifica app. Se viene collegata a un display smart home o a un servizio di terze parti, l’avviso spiega che, avendo creato tu stesso quel ponte di dati, Google non si assume responsabilità su ciò che accade dall’altra parte. E c’è di più: Google ammette di usare l’AI per “personalizzare” l’esperienza dentro Google Foto.
Perché disattivare tutto è la mossa più sensata
Il 2 settembre 2025 Google ha modificato le impostazioni sulla privacy di Gemini. Il cambiamento consente di usare tutto ciò che viene detto, fatto, richiesto o caricato su Gemini per fini di addestramento. È stato aggiunto un interruttore chiamato Keep Activity, da non confondere con l’app Google Keep. Vale la pena tenerlo a mente ogni volta che si salva o sincronizza qualcosa credendolo privato.
Chi vuole tagliare la testa al toro può andare su gemini.google.com, cliccare su Attività nelle impostazioni, premere il pulsante attivo e scegliere di spegnere ed eliminare l’attività in due passaggi. Comparirà un avviso, basta confermare e il gioco è fatto.
La cosa più preoccupante è che le funzioni AI di Google Foto forse non violano la privacy nel modo che tanti immaginano. Fanno qualcosa che, a conti fatti, potrebbe rivelarsi molto peggio. Il fatto che alcuni account non siano stati toccati non significa che il problema non esista. Google si mostra irremovibile nel dire che non usa i dati senza consenso, ma le storie che circolano in rete raccontano tutt’altro. La strategia migliore resta diffidare, cercare sempre il modo per fare opt-out, ragionare con la propria testa e controllare da dove arrivano le informazioni.