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IRIS2, la sfida europea a Starlink parte con 290 satelliti

IRIS2 è la scommessa europea per non restare tagliata fuori dalla corsa a internet via satellite, un settore dove al momento comandano Starlink di Elon Musk e i colossi cinesi. L’idea è chiara: costruire una rete di connettività tutta europea, capace di garantire comunicazioni sicure senza dipendere da attori esterni. Il problema, però, è il tempismo. Perché mentre Bruxelles punta al 2030, gli altri sono già lassù da anni.

IRIS2: connettività satellitare col marchio europeo

Alla fine del 2024 la Commissione Europea ha firmato un contratto di concessione della durata di 12 anni con il consorzio SpaceRISE, incaricato di sviluppare, mettere in orbita e gestire il sistema IRIS2, sigla che sta per Infrastruttura di Resilienza, Interconnettività e Sicurezza via Satellite. A comporre il consorzio ci sono tre operatori europei di reti satellitari: SES, Eutelsat e lo spagnolo Hispasat, con il supporto di altre aziende del settore aerospaziale.

Il budget della concessione parla chiaro: 10.600 milioni di euro complessivi. L’Unione Europea ne metterà 6.000 milioni, l’ESA 550 milioni e il settore privato oltre 4.000 milioni. L’obiettivo di IRIS2 è offrire, a partire dal 2030, servizi completi di connettività satellitare a uso governativo. Tra le applicazioni previste ci sono la sorveglianza di frontiere e coste, la gestione delle crisi e degli aiuti umanitari, la protezione di infrastrutture chiave come le ambasciate, oltre a tutto il capitolo sicurezza e difesa, dalle emergenze marittime al dispiegamento delle forze fino agli interventi di polizia.

Ma non finisce qui. IRIS2 offrirà anche connettività a banda larga per applicazioni commerciali, dal settore dei trasporti, quindi marittimo, ferroviario, aviazione e automotive, alla gestione intelligente delle reti energetiche, passando per la banca e l’assistenza sanitaria a distanza. E poi ci sono le cosiddette “zone morte”, quelle aree dove la copertura è scarsa o assente, e i territori colpiti da disastri dove le reti terrestri sono state danneggiate o distrutte. Sempre, va ripetuto, con l’orizzonte fissato al 2030.

Una costellazione che parte con lo svantaggio

Il progetto si basa su una costellazione multiorbitale da circa 290 satelliti, che mette insieme i vantaggi dell’orbita terrestre media, la cosiddetta MEO, e di quella bassa, la LEO. La prima, sopra gli 8.000 chilometri di altezza, garantisce copertura e stabilità maggiori. La seconda, sotto i 750 chilometri, assicura una latenza bassissima. In pratica è la risposta europea alle grandi reti di internet satellitare che sfuggono al controllo di Bruxelles: Starlink di SpaceX e Amazon LEO dagli Stati Uniti, SpaceSail con la costellazione Qianfan e China Satnet con Guowang dall’Asia.

Il punto dolente è proprio il vantaggio accumulato dai rivali. Basta guardare i numeri dei satelliti già in orbita. Starlink ne ha oltre 10.000, Amazon LEO circa 400. SpaceSail ne conta già più di 200 operativi ma punta a superare i 600 entro fine anno e ad arrivare a 15.000 nel 2030. Anche China Satnet ha superato quota 200 e ha in programma di raggiungere i 13.000 satelliti. Numeri che fanno impallidire i 290 previsti dal progetto europeo.

E c’è di più. Starlink offre servizio ai privati da anni, con tariffe attivabili in moltissimi Paesi di ogni continente. SpaceSail ha già ottenuto l’autorizzazione a operare in Brasile e Kazakistan oltre che in Cina, mentre Amazon LEO conta di iniziare a commercializzare la sua connessione satellitare già quest’anno.

Inutile girarci intorno, IRIS2 arriva parecchio indietro rispetto ai concorrenti. Ma a differenza delle megacostellazioni commerciali di Starlink e Amazon, il progetto europeo si concentra su comunicazioni sicure per i governi, le infrastrutture critiche e la difesa. Non nasce per essere uno “Starlink europeo”, bensì con un obiettivo geopolitico ben preciso: garantire la sovranità digitale del continente e ridurre la dipendenza tecnologica da soggetti esterni. E su quel terreno, di concorrenti, non ce ne sono.

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