Le ambizioni di OpenAI nel mondo dell’hardware sono più grandi di quanto molti immaginassero, e a metterlo nero su bianco è stato il presidente Greg Brockman durante un’intervista finita su YouTube. Non un singolo gadget, dunque, ma una vera e propria famiglia di dispositivi costruiti attorno ai modelli di intelligenza artificiale dell’azienda. Il velo che avvolgeva l’ingresso di OpenAI in questo settore si è alzato solo in parte, ma quel poco basta a capire la direzione.
A dire il vero la cosa non arriva del tutto inaspettata. Già nel 2024 OpenAI aveva iniziato a parlare di hardware, siglando una partnership con Jony Ive, storico responsabile del design di Apple. Da lì in poi avevano cominciato a girare voci su un possibile oggetto a forma di penna o su uno speaker portatile. Adesso, però, il quadro cambia parecchio, perché il progetto punta molto più in alto di un singolo prodotto.
Brockman ha confermato che questi dispositivi saranno pensati intorno ai modelli AI di OpenAI, ma sulla loro forma effettiva ha preferito non sbottonarsi. Niente indicazioni su schermi, speaker, auricolari o qualsiasi altro formato. L’unica cosa che ha lasciato intendere riguarda l’obiettivo di fondo, ossia creare prodotti realmente utili nella vita di tutti i giorni, qualcosa che la gente voglia portarsi appresso. Che, va detto, è la descrizione di praticamente ogni prodotto consumer di successo e quindi non aggiunge molto al discorso.
Tempi, cause legali e primi passi nel mondo fisico
Sulla questione delle tempistiche, Brockman se l’è cavata con il solito “coming soon”, senza mai fare nomi di mesi o giorni precisi. Più concreto era stato in passato Chris Lehane, chief global affairs officer di OpenAI, secondo cui il primo dispositivo hardware sarebbe “on track” per il debutto nella seconda metà del 2026. Considerando che siamo già a luglio, l’attesa non dovrebbe protrarsi troppo a lungo. Nell’intervista è finito sul tavolo anche il tema della causa avviata da Apple contro OpenAI, con l’accusa di presunto furto di segreti industriali. La replica di Brockman è stata diplomatica, quasi da manuale, spiegando che l’azienda è concentrata sul proprio sviluppo interno e non ha alcun interesse verso i segreti commerciali di altri. Una posizione comprensibile, certo, ma per forza di cose di parte.
Nel frattempo OpenAI ha già mosso i primi passi nel mondo fisico. Da un lato c’è Codex Micro, un pad meccanico pensato per controllare gli agenti AI. Dall’altro c’è il lavoro su uno smart speaker con ChatGPT integrato, atteso per il 2027. Parlare di una intera famiglia di prodotti, però, sposta l’asticella su un altro piano. Significa ragionare in termini di ecosistemi, non di singoli oggetti isolati, con tutto quello che comporta immaginare più dispositivi capaci di dialogare tra loro e con i modelli di intelligenza artificiale dell’azienda.


