Il Garante Privacy ha inflitto una sanzione da 280mila euro ad Altroconsumo, contestando all’associazione una gestione poco corretta degli account che non avevano mai completato la procedura di registrazione. Il nodo della questione riguarda proprio quegli utenti rimasti a metà strada, persone che avevano avviato l’iscrizione ma senza confermarla mai davvero. Eppure il sistema li trattava a tutti gli effetti come iscritti, con tanto di messaggi commerciali recapitati nella loro casella di posta.
Cosa è andato storto nella gestione degli account
Il meccanismo funzionava più o meno così. Chi iniziava la procedura riceveva due solleciti per portarla a termine, un promemoria per completare la registrazione. Fin qui nulla di strano. Il problema arrivava dopo, perché anche in assenza di una conferma esplicita il sistema faceva partire comunque le comunicazioni di natura commerciale. In pratica un utente che non aveva mai detto sì fino in fondo si ritrovava trattato come un iscritto pienamente consenziente, con tutto ciò che ne consegue in termini di marketing e trattamento dei dati.
È esattamente su questo punto che si è concentrata l’attenzione dell’Autorità. Un conto è avviare un percorso di iscrizione, un altro è confermarlo. E senza quella conferma, secondo il Garante, non ci sono le basi per considerare valido il consenso al trattamento dei dati a fini pubblicitari. La distinzione può sembrare sottile ma non lo è affatto, perché tocca uno dei principi cardine della normativa sulla privacy, cioè la volontà chiara e inequivocabile dell’interessato.
Le altre contestazioni e la sanzione
Non è finita qui. Oltre alla questione degli account non confermati, il Garante Privacy ha messo nel mirino anche il ritardo con cui Altroconsumo avrebbe bloccato le attività di marketing una volta emerse le criticità. Un intervento arrivato tardi rispetto a quanto sarebbe stato opportuno, e questo ha pesato nella valutazione complessiva. C’è poi un terzo elemento che ha aggravato la posizione dell’associazione, ed è il mancato riscontro nei confronti dell’Autorità. Quando il Garante chiede chiarimenti, la risposta è praticamente obbligata. Il silenzio o comunque una collaborazione insufficiente vengono letti come un ulteriore segnale di scarsa attenzione verso gli obblighi previsti dalla normativa. Sommando tutti questi profili si arriva alla cifra della sanzione, 280mila euro, che rappresenta il peso economico delle irregolarità riscontrate.
La vicenda riporta al centro un tema che tocca moltissime realtà, non solo le associazioni ma anche aziende e piattaforme di ogni genere. La gestione dei dati personali e delle liste di contatti non ammette scorciatoie, e il confine tra un utente realmente iscritto e uno che ha semplicemente lasciato a metà una procedura va rispettato con attenzione. Ogni comunicazione commerciale inviata senza una base solida di consenso può trasformarsi in un problema concreto, con conseguenze anche pesanti sul piano economico.
Per Altroconsumo, che storicamente si presenta come punto di riferimento nella tutela dei consumatori, la sanzione assume un peso particolare proprio per il ruolo che l’associazione riveste. La stessa attenzione che viene chiesta alle imprese nella gestione dei dati vale ovviamente anche per chi quella tutela la promuove ogni giorno. Il provvedimento del Garante fissa così un paletto chiaro su come vanno trattati gli account rimasti in sospeso e su quali siano i limiti da non superare nelle attività di marketing diretto.


