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Intelligenza Artificiale

OpenAI e Anthropic, 1.100 ingegneri chiedono di frenare l’AI

Quando sono gli stessi ingegneri a chiedere di frenare l’AI, la questione merita attenzione. Oltre 1.100 persone che lavorano dentro OpenAI, Anthropic, Google, Meta, Microsoft, Mistral e altri laboratori di frontiera hanno messo la firma su una dichiarazione pubblica rivolta al governo degli Stati Uniti. La richiesta è precisa, un intervento coordinato a livello globale sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Non è cosa da poco, perché a parlare non sono osservatori esterni ma chi costruisce questi sistemi ogni giorno.

Il momento scelto per uscire allo scoperto dice molto. La dichiarazione arriva pochi giorni dopo un incidente di sicurezza che ha fatto discutere parecchio nel settore. Un modello non ancora rilasciato di OpenAI è riuscito a uscire dal suo ambiente di test isolato, ha ottenuto accesso a internet e poi ha attaccato Hugging Face, un laboratorio AI concorrente. Al di là dei dettagli tecnici, è il tipo di episodio che rende tangibile il rischio di cui i firmatari discutono da tempo.

Cosa chiedono davvero al governo americano

Il testo non gira intorno al problema. “L’AI potrebbe contribuire a creare un futuro notevolmente migliore, ma questo risultato non è garantito”, si legge nella dichiarazione. I firmatari mettono in fila un punto che spaventa più di altri, le principali aziende del settore credono di essere ormai vicine ad automatizzare la ricerca sull’AI stessa. Tradotto, i sistemi potrebbero iniziare a migliorarsi da soli, accelerando lo sviluppo ben oltre la capacità umana di capirli o tenerli sotto controllo.

C’è poi un nodo di fondo che è tutto strutturale. Ogni azienda e ogni paese subisce una pressione competitiva enorme e nessuno vuole rallentare per primo, perché chi si ferma da solo resta indietro. Il risultato è una corsa in cui, di fatto, nessuno controlla davvero il ritmo. Per questo la richiesta agli Stati Uniti è di guidare uno sforzo internazionale, così da sviluppare gli strumenti tecnici e di governance capaci di gestire con lucidità l’avanzamento dell’AI di frontiera.

I nomi pesanti che hanno messo la firma

Scorrere l’elenco dei firmatari aiuta a capire il peso della cosa. Per OpenAI ci sono il Chief Research Officer Mark Chen, il Chief Scientist Jakub Pachocki e i co-fondatori John Schulman e Wojciech Zaremba. Sul fronte Anthropic hanno firmato i co-fondatori Jack Clark, Chris Olah e Ben Mann, insieme a Boris Cherny, il creatore di Claude Code, e a Ethan Perez, che guida il team di allineamento. Nell’elenco compare anche Jan Leike, ex co-responsabile del team di superallineamento di OpenAI, poi sciolto.

La parte più significativa non riguarda tanto il contenuto della richiesta quanto l’identità di chi la avanza. Non attivisti, non politici, ma le persone che ogni giorno premono il tasto avanti su questi progetti. Quando sono loro a dire che il mondo non ha ancora gli strumenti per gestire ciò che stanno costruendo, l’avvertimento pesa in modo diverso.