Apple è la prima azienda al mondo ad aver toccato i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, un traguardo che fino a poco tempo fa sembrava quasi impensabile. Lo scorso ottobre il colosso di Cupertino aveva superato quota 4.000 miliardi, e a distanza di neppure un anno ecco il nuovo record. La differenza rispetto al passato è tutt’altro che secondaria. Nell’autunno del 2025 Apple si era vista soffiare il primato da NVIDIA e Microsoft, mentre stavolta ci è arrivata per prima. Curioso però quanto accaduto subito dopo: appena raggiunta la cifra, il titolo ha lasciato per strada parte dei guadagni, scivolando temporaneamente sotto la soglia che serviva per mantenere quella valutazione.
iPhone 17 spinge la crescita del colosso di Cupertino
Nei nove mesi che hanno portato al nuovo record, il titolo Apple ha continuato a salire senza troppe pause. Il 17 luglio 2026 le azioni avevano chiuso a EUR 294, con una capitalizzazione arrivata attorno ai 4.880 miliardi di dollari. Numeri che avevano permesso di scavalcare di nuovo NVIDIA e di riprendersi lo scettro di società quotata più preziosa al mondo. Un sorpasso che non è arrivato per caso, ma che affonda le radici in una domanda robusta e in conti trimestrali difficili da ignorare.
Il vero motore di questa ascesa porta un nome preciso, iPhone 17. La gamma ha convinto il pubblico ben oltre le attese, e i numeri parlano chiaro. Nel primo trimestre fiscale del 2026, chiuso il 27 dicembre 2025, Apple ha messo a segno ricavi per 143,8 miliardi di dollari, in crescita del 16 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Il dato più impressionante però riguarda proprio la divisione iPhone, che da sola ha generato 85,3 miliardi di dollari, con un balzo del 23 per cento su base annua. La richiesta è stata così alta che la disponibilità dei dispositivi, stando a quanto emerso, non è riuscita a coprire del tutto le esigenze del mercato.
Il ritorno positivo del mercato cinese
C’è poi un capitolo che merita attenzione a parte, quello della Cina. Per anni quel mercato aveva rappresentato un punto interrogativo, con risultati altalenanti e qualche grattacapo per i vertici dell’azienda. Stavolta invece i ricavi sono cresciuti del 38 per cento, un’inversione di rotta netta dopo diverse stagioni più complicate. Un segnale che pesa parecchio, perché la Cina resta uno dei terreni più delicati e strategici per chi vende smartphone di fascia alta.


