C’è un materiale nuovo, sviluppato in Germania, che riesce a fare una cosa che fino a poco tempo fa sembrava roba da fantascienza: catturare acqua dall’aria e trasformarla in acqua potabile, senza bisogno di tubature, pozzi o impianti complicati. Il numero che colpisce di più è questo: fino a 1,8 litri al giorno con un solo chilogrammo di sostanza. Non tantissimo, certo, ma per chi vive dove l’acqua scarseggia può fare la differenza.
Il contesto, purtroppo, lo conosciamo bene. Il riscaldamento globale, la desertificazione e il cambiamento climatico stanno rendendo l’acqua dolce una risorsa sempre più rara, e non solo nei deserti. Anche in zone dove storicamente non è mai mancata, come diverse aree del Mediterraneo, le piogge calano mentre le temperature salgono. Il risultato è che garantire una fornitura costante di acqua potabile diventa ogni anno più complicato. Ed è proprio qui che la ricerca ha iniziato a guardare a una risorsa spesso ignorata, cioè l’umidità presente nell’atmosfera.
Come funziona il materiale dell’Università di Kiel
A metterci le mani è stata l’Università di Kiel, in Germania. Il loro materiale ha una caratteristica che lo rende interessante rispetto a tentativi precedenti: assorbe il vapore acqueo anche quando l’umidità relativa è appena del 18%. Tradotto in parole povere, funziona pure in condizioni piuttosto secche, dove altri sistemi si arrenderebbero.
Il meccanismo è più semplice di quanto sembri. Durante la notte, o comunque quando l’aria contiene abbastanza vapore, la sostanza cattura l’umidità come farebbe una spugna. Poi, con un riscaldamento modesto, quindi senza dover consumare chissà quanta energia, il materiale rilascia tutto sotto forma di acqua liquida, pronta da bere. Niente di elaborato, niente infrastrutture pesanti da installare.
Non è la prima volta che si parla di tecnologie capaci di recuperare acqua dall’atmosfera, e questo è già un segnale. Vuol dire che il filone interessa parecchio, e che ci si sta muovendo verso soluzioni che possano davvero arrivare nelle mani delle persone. Un sistema come quello messo a punto a Kiel, con la sua resa di 1,8 litri giornalieri per chilogrammo, apre uno spiraglio concreto per le regioni più aride del pianeta.
Il punto di forza resta la soglia bassissima a cui il materiale entra in azione. Quel 18% di umidità relativa è una cifra che cambia le carte in tavola, perché estende le possibilità di utilizzo anche in ambienti che finora venivano considerati fuori portata per questo tipo di raccolta. E il fatto di poter estrarre acqua senza tubature né reti idriche significa poter portare qualcosa di potabile anche dove le infrastrutture semplicemente non esistono.