Chi segue da vicino il mondo della robotica domestica se ne sarà già accorto, il Nubia iMoochi rappresenta un modo diverso di intendere questi dispositivi. Non è il solito assistente vocale travestito da giocattolo, ma qualcosa che punta a farsi percepire come una piccola presenza con un carattere tutto suo. Presentato da poco in Cina, questo robot AI arriva con occhi OLED e una promessa piuttosto ambiziosa, cioè quella di trasmettere emozioni e di costruire una relazione con chi lo porta a casa.
Vale la pena fare un passo indietro per capire il contesto. Negli ultimi anni i robot domestici pensati per un pubblico ampio, quelli con prezzi abbordabili insomma, hanno inseguito quasi tutti lo stesso obiettivo. Diventare assistenti vocali sempre più intelligenti, capaci di rispondere a comandi e domande. I risultati, però, non hanno entusiasmato più di tanto. Il vero prodotto capace di far dire “wow” non si è ancora visto e forse una parte del problema è proprio questa, parlare con una macchina non basta a creare un legame. Manca qualcosa, manca quella scintilla che trasforma un oggetto tecnologico in un compagno.
Un animale domestico elettronico più che un gadget
Ed è qui che entra in gioco una nuova categoria di dispositivi che sta lentamente prendendo forma. Non più semplici assistenti, ma piccoli compagni costruiti per dare l’impressione di avere una personalità, di reagire, di esistere in qualche modo accanto alle persone. Nubia ha deciso di scommettere proprio su questa idea con iMoochi, entrando in un terreno ancora poco esplorato ma che promette parecchio.
La filosofia dietro questo prodotto è chiara. Più che un assistente digitale classico, iMoochi è stato pensato per comportarsi come una sorta di animale domestico elettronico. L’obiettivo dichiarato è quello di instaurare col tempo un rapporto vero con il proprietario, qualcosa che cresce giorno dopo giorno e che va oltre la semplice funzione tecnica. Gli occhi OLED giocano un ruolo importante in tutto questo, perché sono lo strumento principale attraverso cui il robottino esprime i suoi stati d’animo e comunica senza bisogno di parole.
Il punto interessante è proprio il cambio di prospettiva. Non si tratta di rendere la macchina più efficiente nel rispondere, ma di renderla capace di farsi voler bene. Un animale domestico elettronico che simula affetto, curiosità, reazioni. Se questa strada funzionerà davvero è tutto da capire, ma l’intento di Nubia con iMoochi è quello di riempire un vuoto che finora nessuno era riuscito a colmare, cioè quello del legame emotivo tra una persona e la tecnologia che tiene in casa.