Il prezzo dell’acido fluoridrico sta salendo, e non di poco, spinto da una domanda di chip per l’intelligenza artificiale che ormai corre più veloce di quanto le forniture di materie prime riescano a stare dietro. Le fonti del settore concordano su un punto: con il conflitto in Iran di nuovo acceso e la corsa ai chip AI che non accenna a rallentare, i costi dei materiali grezzi per i semiconduttori possono solo crescere. Un segnale in questo senso era già arrivato all’inizio del mese, quando la Cina ha scosso la catena di approvvigionamento annunciando la sospensione delle esportazioni di elio. Non che Pechino sia un gigante nell’export di elio, ma il suo ruolo basta a creare grattacapi se dovessero esserci ulteriori interruzioni.
Perché i materiali per i semiconduttori costano sempre di più
Chi non lavora nel settore fatica a immaginare quanto sia complicato fabbricare un chip. Si tratta di stampare miliardi di transistor su un pezzetto di silicio, uno strato dopo l’altro, e per farlo servono una quantità impressionante di sostanze chimiche diverse. Alcune depositano i materiali sul wafer, altre rimuovono l’eccesso per incidere il disegno, altre ancora raffreddano tutto oppure mantengono i livelli di purezza altissimi lungo l’intero processo. Ogni fase ha la sua chimica, e ogni chimica ha il suo prezzo.
Da Taiwan arriva la notizia che alcuni prodotti chiave stanno rincarando. Parliamo dell’acido fluoridrico e dell’isopropanolo. Il primo serve per l’incisione, il trattamento delle superfici e la pulizia. Il secondo entra in gioco quando si tratta di pulire il wafer, i macchinari e le fotomaschere, quelle che trasferiscono i disegni sul wafer stesso. Roba tecnica, certo, ma che sta al cuore di ogni singolo processore che finisce nei nostri dispositivi.
Chi ha alzato i prezzi e cosa aspettarsi
Le aziende che hanno fatto scattare gli aumenti sono Formosa Plastics Corp e Sheng Yi Electronics. Formosa gioca su entrambi i fronti, acido fluoridrico e isopropanolo, mentre Sheng Yi si concentra soprattutto sul secondo. Formosa ha già ritoccato i listini. Sheng Yi, dal canto suo, ha avvisato i clienti che dopo i primi rincari continuerà a tenere d’occhio la situazione per capire se serviranno altri ritocchi verso l’alto.
C’è poi un altro dettaglio interessante. Secondo le fonti del comparto, Formosa dovrebbe ampliare la propria capacità produttiva nel settore elettrochimico. Una parte di questa nuova capacità entrerà in funzione già nella seconda metà dell’anno in corso, con ulteriori aggiunte previste per il 2027. Gli analisti fanno notare anche un altro fattore che pesa sulla catena chimica: la forte richiesta legata al packaging dei chip, che aggiunge pressione a un sistema già teso.
A rendere Formosa un attore così centrale ci sono due joint venture. Formosa Daikin, nata dall’unione con la giapponese Daikin Industries, è un nome di peso nel mercato dell’acido fluoridrico. Formosa Plastics Tokuyama, invece, frutto della collaborazione con la giapponese Tokuyama Corporation, domina il mercato dell’isopropanolo. Una posizione doppia che, con la domanda di intelligenza artificiale alle stelle e le forniture sotto stress, promette di far crescere il business dell’azienda proprio mentre l’intero settore chimico raccoglie i frutti di questa fase.