Il clima dentro gli Xbox Studios è pesante, e le testimonianze raccolte tra i dipendenti raccontano di un momento in cui “nessuno può sentirsi al sicuro”. Si parla apertamente di incertezza e paura, con un piano di ristrutturazione che non sembra affatto arrivato al capolinea e che continua a colpire persone e team. La sensazione diffusa è quella di camminare su un terreno che potrebbe cedere da un momento all’altro.
Uno dei lavoratori ha messo la questione nero su bianco senza troppi giri di parole. “Non so come chiunque sia rimasto negli Xbox Studios possa sentirsi al sicuro sapendo che stanno arrivando altri 1600 licenziamenti”, ha raccontato. E poi la domanda che tanti si stanno facendo. “Cosa succederà dopo giugno 2027? Avremo altri licenziamenti a luglio per il terzo anno consecutivo?” Non è paranoia, ma la lettura di un copione che si ripete.
Il problema, a quanto emerge, non riguarda solo i tagli in sé ma anche il modo in cui sono stati gestiti. I dipendenti sarebbero rimasti all’oscuro della riorganizzazione “per settimane” dopo le prime indiscrezioni finite sui giornali. Una fonte lo descrive così. “I dirigenti non lo sapevano oppure non dicevano nulla, siamo stati lasciati a fare supposizioni, entrando in un vortice di preoccupazioni e angoscia.” Un vuoto informativo che ha alimentato ansia e attacchi di panico.
Comunicazioni fredde e il caso id Software
Quando finalmente sono arrivate le comunicazioni ufficiali, le modalità hanno fatto poco per rasserenare gli animi. I dipendenti sono stati chiamati in brevi videoconferenze a senso unico, senza possibilità di replica o di porre domande. Va detto che per annunci di questa portata non è una procedura inusuale, ma in almeno un caso la situazione sarebbe stata gestita in modo particolarmente brusco. Il riferimento è a id Software.
Lì i lavoratori destinati ai licenziamenti sarebbero stati avvisati appena dieci minuti prima della riunione, con qualcuno che non è nemmeno riuscito a collegarsi in tempo. Subito dopo l’incontro, l’accesso a Slack e alla posta elettronica aziendale sarebbe stato revocato, tagliando di fatto ogni possibilità di contatto. Un metodo che, raccontato dall’interno, restituisce bene la durezza del momento.
Le acquisizioni al centro della crisi
Per diverse fonti la radice di tutto questo va cercata nella strategia delle acquisizioni portata avanti da Microsoft negli ultimi anni. Investimenti enormi che però non avrebbero prodotto i risultati sperati, lasciando la struttura appesantita e complicata da governare. Un conto salato che qualcuno adesso sta pagando.
In particolare, l’acquisto di Bethesda e di Activision Blizzard avrebbe reso la macchina di Xbox molto più difficile da gestire. E tra le conseguenze di questo approccio ci sarebbe proprio l’attuale piano di ristrutturazione, con la sua lunga scia di tagli. Nomi come Asha Sharma e Phil Spencer restano al centro delle decisioni che stanno ridisegnando gli equilibri interni, mentre chi lavora ai progetti continua a chiedersi quanto durerà ancora questa fase.