La guerra contro gli scalper di Nintendo Switch 2 non accenna a fermarsi, e stavolta il campo di battaglia è il Giappone. Proprio mentre scatta un aumento di prezzo non da poco per il modello pensato esclusivamente per il mercato locale, l’azienda di Kyoto ha deciso di stringere ulteriormente le maglie per scoraggiare chi prova a fare soldi rivendendo la console. Il momento è delicato: tanti utenti avevano comprato la macchina prima del rincaro proprio con l’idea di rivenderla dopo a una cifra più alta, intascando la differenza.
Fin dall’annuncio della console, Nintendo aveva scelto una strada particolare per il mercato di casa propria. In Giappone esiste infatti una versione di Switch 2 più economica rispetto a quella che si trova nel resto del mondo, ma con un vincolo bello pesante: il sistema parla solo giapponese e funziona soltanto con account Nintendo giapponesi. L’idea, in sostanza, era duplice. Da una parte offrire un prezzo più abbordabile ai consumatori locali, dall’altra mettere i bastoni tra le ruote alle esportazioni parallele e al reselling internazionale, fenomeno alimentato pure dalla debolezza dello yen. Solo che la domanda altissima ha trasformato in fretta quel modello in un bersaglio perfetto per gli speculatori.
L’aumento di prezzo ha aperto nuove porte agli scalper
Le cose si sono complicate quando Nintendo ha annunciato il rincaro del modello “Japan Only”, salito da 49.980 yen a 59.980 yen. Parecchi acquirenti ci hanno visto subito un affare: comprare la console al vecchio prezzo e rivenderla dopo l’aumento, restando comunque sotto il nuovo listino ufficiale ma portando a casa un bel margine. Il timore del rincaro, tra l’altro, aveva scatenato una corsa agli acquisti nelle settimane precedenti. Poi, una volta entrati in vigore i nuovi prezzi, le vendite hanno frenato di colpo. I dati di Famitsu raccontano un crollo dell’87% delle vendite settimanali dopo l’aumento, segno evidente che buona parte della domanda era già stata bruciata prima del cambio di listino.
Le nuove misure contro le rivendite speculative
Per arginare il fenomeno, Nintendo ha rafforzato la collaborazione con alcune delle piattaforme giapponesi più note per la compravendita online. Già nel 2025 c’erano stati accordi con servizi come Mercari, Yahoo Auctions e Rakuten Rakuma per individuare e cancellare le inserzioni considerate fraudolente o comunque fuori dalle regole. Ora il produttore sta introducendo ulteriori paletti per rendere meno conveniente l’acquisto a scopo speculativo. È un nuovo tassello della strategia anti-scalper dell’azienda, una delle più dure mai viste nel settore videoludico negli ultimi tempi.
Il problema dei bagarini digitali, va detto, non tocca soltanto Nintendo. Negli anni scorsi il lancio di console come PlayStation 5, e delle stesse prime unità di Switch 2, è stato accompagnato da bot automatici e rivendite a prezzi gonfiati sui marketplace. Già in passato Nintendo aveva provato a frenare il fenomeno con sistemi di prenotazione riservati agli utenti più fedeli e con precisi requisiti legati all’uso dell’ecosistema.
La cosa interessante del caso giapponese è che qui Nintendo sta facendo da laboratorio. Sta sperimentando strumenti che potrebbero diventare un modello da replicare altrove. Se queste nuove restrizioni si rivelassero davvero efficaci nel tagliare la speculazione e nel garantire una maggiore disponibilità della console agli utenti finali, non è da escludere che misure simili vengano estese anche ad altri mercati nei prossimi mesi.