La possibile quotazione in Borsa di OpenAI potrebbe slittare di parecchio, forse fino al 2027. È quanto emerge dopo l’invio alla SEC, l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari statunitensi, del documento (il famoso form S-1) che conferma l’intenzione dell’azienda californiana di presentare una IPO, cioè un’offerta pubblica iniziale. Una mossa che c’è stata, sì, ma che non significa affatto sbarco immediato sui listini. Anzi, secondo alcune indiscrezioni l’attesa potrebbe lasciare campo libero a concorrenti come SpaceX e Anthropic.
Cosa c’è dietro il rinvio dell’IPO
La documentazione è stata inviata in forma confidenziale, una scelta studiata per anticipare eventuali fughe di notizie. Stessa strategia adottata da Anthropic, mentre SpaceX ha preferito muoversi diversamente. Risultato: di dettagli concreti, per ora, non ce ne sono. Nel comunicato ufficiale l’azienda mette le mani avanti e spiega di non aver ancora deciso le tempistiche. Il motivo? Ci sono cose che, restando una società privata, risultano semplicemente più facili da realizzare. Si parla di una serie complessa di compromessi, e proprio per questo non viene esclusa l’ipotesi di una quotazione anticipata, qualora dovesse rivelarsi la strada migliore.
Quanto vuole raccogliere OpenAI con questa operazione resta un punto interrogativo. Le ultime voci però parlano chiaro: l’obiettivo sarebbe arrivare a una valutazione di mille miliardi di dollari, ovvero circa 935 miliardi di euro. Non poco, considerando che oggi il valore stimato si aggira intorno agli 852 miliardi di dollari, vale a dire poco meno di 800 miliardi di euro.
Auto-miglioramento ricorsivo, AGI e le cause legali
Stando a un messaggio che il CEO Sam Altman ha inviato ai dipendenti, lo sbarco in Borsa potrebbe materializzarsi nel 2027. E uno degli elementi che peserà su questa decisione è lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale capaci di crearne autonomamente di nuovi. Un processo che ha pure un nome tecnico: auto-miglioramento ricorsivo, concetto descritto di recente da Anthropic. Altman ha inoltre fatto sapere che a breve partirà un’offerta pubblica di acquisto al prezzo attuale delle azioni, fissato a EUR 596, ovvero circa 640 euro.
C’è un nodo che pesa sull’intera operazione, e riguarda i conti. OpenAI sta investendo miliardi nella costruzione di nuovi data center, e al momento i costi superano le entrate. Questo nonostante ChatGPT sia, senza troppi giri di parole, il chatbot più usato in assoluto. Tradotto: per chi mette i soldi, il rischio è più alto rispetto ad altre realtà. E così i capitali delle società di investimento potrebbero finire altrove, magari nelle casse di Anthropic e SpaceX che, a differenza dell’azienda di Altman, generano già profitti.
Non bastasse, c’è da gestire anche un bel po’ di cause legali. L’ultima denuncia in ordine di tempo porta la firma del Procuratore Generale della Florida. OpenAI ha vinto la battaglia contro Elon Musk, ma la partita non è finita: lo scontro proseguirà in appello. In tutto questo, Altman ha ribadito pochi giorni fa quello che resta il faro dichiarato dell’azienda, ovvero realizzare una AGI, l’intelligenza artificiale generale, a beneficio di tutta l’umanità.