Satispay ha deciso che i pagamenti digitali, da soli, non bastano più. Dopo mesi passati ad allargare il ventaglio dei servizi, dagli investimenti gestiti direttamente in app ai pagamenti dilazionati in tre rate nei negozi, l’app italiana mette nero su bianco l’intenzione di diventare una piattaforma finanziaria a tutto tondo. E per finanziare questo salto, la holding si prepara a varare un aumento di capitale fino a un massimo di 120 milioni di euro.
Satispay verso un aumento di capitale fino a 120 milioni di euro
L’annuncio è arrivato giovedì 11 giugno da Momentum Spa, la holding che controlla l’app. È stata convocata per il 29 giugno l’assemblea dei soci, che tra i punti all’ordine del giorno troverà anche la proposta di un aumento di capitale fino a 120 milioni. Gli investitori storici, tra cui Greyhound, Addition e Lightrock, hanno già fatto sapere di voler partecipare, con impegni di sottoscrizione per circa la metà della cifra. Secondo l’azienda, questo conferma una valutazione superiore al miliardo di euro. La decisione se raccogliere anche i restanti 60 milioni verrà presa nei prossimi mesi.
“I 60 milioni su cui abbiamo già raccolto l’impegno di Greyhound, Addition e Lightrock sono quelli che servono per mantenere la forte accelerazione sulla crescita organica”, spiega il Ceo e co fondatore Alberto Dalmasso. “Si è deciso di strutturare l’operazione fino a 120 milioni, lasciando il round aperto fino all’autunno, perché durante l’estate valuteremo se ci sono delle opportunità di acquisizione interessanti. Nel caso, è probabile che vengano avviate discussioni con nuovi potenziali investitori, principalmente fondi più piccoli e family office europei, con cui abbiamo relazioni da anni. Pensiamo però sempre a soggetti coerenti che abbiano un orizzonte temporale medio lungo”.
I numeri dietro la nuova fase di espansione
L’operazione capita in un momento di crescita robusta per la fintech. Al 31 maggio Satispay dichiarava ricavi annualizzati sopra i 116 milioni di euro, una metrica che nel mondo delle startup serve a fotografare il ritmo attuale e proiettarlo su base annua. Negli ultimi due trimestri l’aumento anno su anno è stato dell’80%. La piattaforma ha superato i 6,5 milioni di utenti e le 450mila attività convenzionate, e dichiara di aver raggiunto la redditività operativa lorda nelle sue aree principali, dai pagamenti al welfare fino ai servizi a valore aggiunto come ricariche telefoniche e gift card, al netto delle spese commerciali.
Fondata nel 2013 e arrivata sul mercato nel 2015, l’app si è fatta conoscere prima di tutto per i pagamenti da smartphone. Poi è arrivata la diversificazione, e non timidamente. La prima acquisizione, nel 2021, l’ha portata nel mondo del welfare aziendale: oggi 43mila aziende offrono questi prodotti e 400mila lavoratori li usano. C’è poi il capitolo investimenti, partito con il Salvadanaio remunerato lanciato con Amundi nella primavera del 2025 e proseguito con i tre fondi creati con Invesco. Nell’insieme, oltre 500mila investitori e più di 140 milioni di euro di asset. Sul fronte del buy now pay later, il servizio Paga in 3 è arrivato lo scorso autunno, dentro l’app, per negozi fisici e online.
Satispay punta a diventare una piattaforma finanziaria completa
La direzione, secondo Dalmasso, è tracciata. “L’Italia ha una delle maggiori ricchezze finanziarie private al mondo”, dice. “Crediamo che investire debba essere alla portata di chiunque, con la stessa naturalezza con cui oggi si gestisce il denaro nella vita quotidiana”. Un dato che pesa: tra ottobre 2024 e ottobre 2025 la liquidità detenuta da famiglie e imprese in Italia è salita da 1.988,6 a 2.046,5 miliardi di euro, con i conti correnti a fare la parte del leone.
Sul versante dei nuovi servizi, l’app ha appena introdotto l’educazione previdenziale per le 43mila aziende già clienti del welfare, con webinar e incontri individuali. L’evoluzione, annunciata per il 2026, è la possibilità di sottoscrivere fondi pensione direttamente dall’app. E tra le novità di quest’anno ci sono anche azioni ed exchange traded fund, gli etf, acquistabili in pochi passaggi. Le risorse dell’aumento di capitale serviranno proprio a questo, oltre a finanziare la crescita organica. Servirà allargare il team, racconta Dalmasso, “soprattutto nelle aree tech, product e nelle funzioni che devono sostenere il ritmo dei lanci. Oggi siamo circa 730 persone e quest’anno prevediamo di chiudere un po’ sopra le 800″. Il tutto mantenendo ai fondatori il controllo della governance.
Per ora il raggio d’azione resta l’Italia. “L’Italia è l’ottava economia mondiale e rimane ancora sorprendentemente poco digitalizzata: è proprio per questo che un campione nazionale può raggiungere qui risultati di scala globale”, osserva Ines Verschueren, partner di Greyhound Capital, investitore dal 2018. Sulla stessa linea Dalmasso: “In questo momento il focus è sull’Italia e rimarrà così per i prossimi 12-18 mesi. Abbiamo ancora talmente tanto da fare qui che ha molto più senso andare in profondità che in estensione dei mercati”. L’internazionalizzazione, probabilmente, arriverà quando l’azienda avrà raggiunto la profittabilità e una scala ancora maggiore.