Sapevate che pochi anni fa nel Pacifico era esploso un asteroide con la forza di dieci bombe atomiche? È successo davvero e quasi nessuno se n’è accorto. Una roccia spaziale si è disintegrata sopra le acque gelide del Mar di Bering, sprigionando un’energia pari a dieci volte quella della bomba sganciata su Hiroshima. Era il dicembre del 2018, ma la notizia è rimasta chiusa nei database scientifici per mesi prima che qualcuno capisse cosa fosse successo in quell’angolo remoto del mondo.
Perché nessuno ha visto nulla
Il motivo del silenzio è tutto geografico. L’esplosione è avvenuta al largo della penisola russa della Kamchatka, una zona deserta dove non c’erano navi, aerei né testimoni con uno smartphone pronto a riprendere la scena. Insomma, un evento colossale finito nel nulla, almeno agli occhi del grande pubblico.
A registrare il cataclisma sono stati prima di tutto i sensori militari della difesa aerea statunitense e le stazioni a infrasuoni sparse per il pianeta, quelle nate per scovare i test nucleari clandestini. Solo in un secondo momento il CNEOS, il centro americano che tiene d’occhio gli oggetti vicini alla Terra, ha analizzato i dati confermando il tutto. Un piccolo frammento di roccia, lanciato alla velocità impressionante di 32 chilometri al secondo, aveva bucato la nostra atmosfera.
Per fortuna il pianeta possiede due scudi naturali niente male. Il primo è l’atmosfera stessa, il secondo sono i grandi oceani che ricoprono buona parte della superficie. La maggior parte dei meteoriti si dissolve proprio per l’attrito con i gas atmosferici, e il fatto che gran parte del globo sia coperta d’acqua riduce parecchio i rischi per chi ci vive sopra.
Quando invece va male
Il problema arriva quando questi impatti capitano vicino alle città, e i pochi casi che conosciamo è difficile dimenticarli. Nel 2013, ad esempio, c’è stato l’episodio dell’asteroide di Chelyabinsk, che esplose in Russia sopra una zona abitata con una potenza ancora maggiore, attorno ai 440 kiloton. In quel caso l’onda d’urto mandò in frantumi i vetri delle finestre e ferì centinaia di persone.
Andando ancora più indietro nel tempo, nel 1908, l’evento di Tunguska rase al suolo milioni di alberi in Siberia, con una violenza stimata in 12 megaton. Numeri che fanno una certa impressione, soprattutto se si pensa a cosa sarebbe successo qualche chilometro più in là.