Le Gigafactories IA in Europa stanno per diventare il terreno di gioco su cui si misurerà l’ambizione tecnologica del continente, e la Francia ha già schierato la sua squadra. Tutto parte dal febbraio 2025, quando la Commissione europea ha lanciato il programma Gigafactory IA come risposta diretta al progetto americano Stargate, annunciato poche settimane prima da Donald Trump. Mentre dall’altra parte dell’Atlantico si sbandieravano 500 miliardi di dollari (circa 460 miliardi di euro) per costruire una rete di datacenter dedicati all’intelligenza artificiale, l’Europa rispondeva con un piano per realizzare quattro o cinque grandi campus, ciascuno da almeno 1 GW di potenza, sostenuti da un finanziamento di 20 miliardi di euro.
Il bando ufficiale, previsto inizialmente per l’inizio del 2026, tarda ad arrivare. Ma diversi Paesi stanno già preparando i loro dossier per provare a conquistare una selezione. In Francia il compito è affidato al consorzio AION, nato per portare avanti la candidatura francese grazie a otto membri fondatori: Ardian, Artefact, Bull, Capgemini, EDF, il gruppo Iliad, Orange e Scaleway. Questa squadra conta già ventotto società, tutte intenzionate ad alimentare la Gigafactory AION con i carichi di lavoro IA dei rispettivi clienti.
Una rete di datacenter, non un mostro unico
Il numero dovrebbe crescere ancora prima del bando, e i primi membri ci sperano: il budget previsto per un datacenter da 1 GW si aggira sui 10 miliardi di euro. Oltre ai contributi europei, ogni partner dovrà metterci del suo. Damien Lucas, CEO di Scaleway, parla della costruzione di una prima tranche da 100 MW. Thomas Raynaud, presidente di Iliad, ha annunciato che il suo gruppo investirà 4 miliardi di euro nell’avventura, qualora il dossier francese venisse scelto dalla commissione.
Benoit Gaillochet, direttore Infrastructure Europe di Ardian, parteciperà al finanziamento ma spinge anche Verne, operatore di datacenter del Nord Europa, perché installi infrastrutture in Francia. Ed è qui che emerge una particolarità del progetto: AION non sarà un singolo datacenter gigantesco, come avrebbe dovuto essere il centro di Abilene per Stargate o l’enorme Fairwater di Microsoft, destinato a raggiungere 3,3 GW da solo nel 2027. AION sarà fatto di più datacenter distribuiti in Francia, tra cui quelli di Orange, probabilmente il futuro impianto di OpCore (Iliad) a Montereau, in Seine-et-Marne, e le strutture di Verne. Proprio Ardian e Verne hanno svelato di recente un campus di infrastrutture digitali di nuova generazione in Île-de-France, da 5 miliardi di euro, con una capacità di 500 MW e una prima fase di oltre 200 MW entro il 2030.
Aperture tecnologiche e il nodo della commessa pubblica
Niente tecnologia unica, niente esclusive. In un momento in cui l’approvvigionamento di GPU Nvidia si fa teso tra Paesi e fornitori cloud, la Gigafactory francese vuole offrire un’ampia scelta di acceleratori. Raynaud lo dice chiaramente: uno dei pilastri è la performance, l’impegno è fornire le migliori GPU per far girare i modelli di intelligenza artificiale nel modo più competitivo possibile rispetto alle aziende americane. Oltre alle GPU di Nvidia e AMD, i clienti potranno scegliere gli acceleratori di SiPearl e Vsora. E la presenza di Quandela mostra che si guarderà anche oltre il semplice addestramento dei modelli, fino al quantistico.
Il consorzio francese copre quasi tutta la catena del valore dell’IA: dai componenti al costruttore di supercalcolatori Bull, passando per il mondo accademico con Inria e Genci, fino agli integratori come Artefact, Capgemini e Sopra Steria. Mancano però alcuni nomi pesanti del cloud e dell’IA francese, OVHcloud e soprattutto Mistral, che per ora preferisce fare da solo dopo aver raccolto 830 milioni di euro per un datacenter a Bruyères-le-Châtel. Trattative in corso per farlo salire a bordo, comunque.
Damien Lucas insiste su un punto: la mano pubblica europea e francese dovrà assumersi una commessa pubblica per avviare la filiera. “Tutti i membri del consorzio sono convinti che non si debbano ripetere gli errori fatti con il cloud. Bisogna passare all’azione, cambiare scala, uscire dagli schemi. Il collettivo è la nostra forza”, spiega. Emmanuel Le Roux, direttore generale di Bull, aggiunge che il ruolo della Gigafactory sarà anche quello di dare accesso al mercato alle startup europee degli acceleratori: senza la possibilità di scalare, dice, l’Europa non avrà mai un suo Nvidia e non sarà mai davvero sovrana. L’aiuto europeo prevede di alimentare la Gigafactory con commesse pubbliche fino a un massimo del 35% dell’attività, potenzialmente centinaia di milioni di euro di fatturato garantito. Ma il modello di business resta speculativo finché il bando finale non verrà pubblicato.
Sullo sfondo c’è la questione della sovranità tecnologica. Lucas ricorda che oggi il 90% della potenza di calcolo mondiale è installata negli Stati Uniti, e parla apertamente di un risveglio europeo forse arrivato un po’ tardi. La posta in gioco è anche il controllo dei costi. Etienne Grass, Global Chief Officer di Capgemini Invent, cita uno studio della Federal Reserve americana: la spesa in token di un dipendente americano in un’azienda con più di 250 persone tocca già i EUR 2.749 l’anno, circa 2.900 euro, pari al 2% del costo del lavoro. Una percentuale che potrebbe salire al 10 o addirittura al 15% nei prossimi anni. Il mercato sta uscendo dalla fase in cui i token erano gratis, dice Grass, e il prezzo del token diventerà un fattore di competitività decisivo.
Vincent Luciani, cofondatore di Artefact, è sulla stessa lunghezza d’onda: in pochi mesi la consumazione di token è esplosa, e il margine per assicurarsi capacità è risicato. Da Artefact, racconta, il volume di token consumati per persona negli ultimi tre mesi si è moltiplicato per dieci, e tra molti clienti la situazione è simile. Se non si mettono al sicuro fin da subito le capacità di produrre token, avverte, tra qualche mese o qualche anno il rischio è di non averne abbastanza, oppure di doverli pagare a caro prezzo.